IL DOVERE DI RAMMENTARE: PRIMA DI TUTTO L’UOMO
Il parere di un anticonformista coerente che
si contrappone
socraticamente alle ingiustizie, se non anche
alle assurdità.
Utile sarebbe rievocare la saggezza di chi ci
ha voluto trasmettere
riflessioni volte a considerare l’Uomo nella
sua totalità di vita.
di Ernesto Bodini

Ogni volta che i
politici si espongono in pubblico, ed ancor più quando rilasciano interviste
(solitamente sorridenti e compiaciuti), oltre al comportamento talvolta
disdicevole che taluni tengono in Parlamento, mi chiedo quali le loro origini e
il loro reale curriculum. Alla gente comune non è dato sapere più del dovuto,
anche perché questi “lor signori” (si noti la minuscola) dichiarano quello che
ritengono più opportuno. Ma soprattutto quando si confrontano per proporre una
Legge e farla deliberare sarebbe utile ed interessante sapere quali e quante
competenze hanno in merito, giacché le materie da conoscere non sono certo
poche. Proprio perché nessuno può ergersi a tuttologo, è palese che ognuno
abbia una o più carenze in merito ai svariatissimi argomenti che intendono
affrontare, si tratterebbe soltanto di farglielo ammettere, ma non mi risulta
che qualche giornalista li abbia intervistati in proposito. Ecco che anche in
questi casi per loro la trasparenza è un optional, e proprio per questo
credibilità e fiducia non sono quasi mai possibili. Per contro, del cittadino
comune le Istituzioni se vogliono sanno tutto, persino il numero di scarpe che
porta, e questo ancor prima dell’avvento di internet e della Intelligenza
Artificiale: una ragione in più per considerarlo un suddito, una sorta di
vessazione in contrasto con i concetti di libertà e democrazia. Ora, se si deve
aver fiducia in chi ci rappresenta, come sarebbe giusto, va da sé che sarebbe
altrettanto lecito che la trasparenza (totale) deve essere reciproca, ma
soprattutto il diritto di appurare le competenze di chi è deputato a legiferare
una Legge a favore della collettività; il fatto che le fazioni politico-partitiche
sono diverse diventa sempre più difficile, se non impossibile, dare credibilità
all’una o all’altra. I fatti storici ci ricordano che non sono poche le persone
che hanno fatto “carte false” pur di salire al potere, o anche più semplicemente
per avere un ruolo marginale nella stanza dei bottoni e che, maturato un certo
periodo di permanenza, il vitalizio è garantito e magari poco importa se non si
è raggiunto l’apice della carriera politica, tanto ambita da molti della cui
fede vorrei sapere quanto di sentito c’è per il bene della collettività. Con
queste considerazioni non intendo gettare fango sul alcuno, ma vantare il
diritto di manifestare dubbi che in parte si tramutano in tristi realtà, peraltro
riscontrabili quotidianamente. Da sempre l’uomo (tranne le solite eccezioni) ha
avuto ed ha l’ambizione di rendersi diverso dai suoi simili, ma non solo perché,
in quanto eterno insoddisfatto, la sua ulteriore ambizione consiste nell’avere
un ruolo di comando, di dominio… ma anche per il gusto di sottomettere i suoi
simili; del resto i conflitti in corso in vari Paesi del mondo ne sono la
esemplare constatazione. Per fortuna nel nostro Paese tali seri conflitti sono
fuori dalla porta, anche se episodi di “disturbo” (reati gravi d’ogni genere)
sono all’ordine del giorno e, proprio in ragione di quanto su espresso, pace e
serenità anche per noi sono purtroppo una chimera. È pur vero che siamo tra i
popoli più “liberi e democratici” (si notino le virgolette) al mondo, ma è
altrettanto vero che da decenni non siamo guidati da menti sufficientemente
illuminate… Certo la perfezione non esiste, ma sarebbe bene ricapitolare il
concetto della buona conduzione politica del Paese, affinché poggi le basi
sulle palafitte delle competenze, della trasparenza e dell’umiltà (considerando
maggiormente il cittadino); avendo inoltre l’accortezza-dovere di ammettere i
propri limiti e i propri sbagli e, quando è il caso, di ritirarsi recitando il
proprio doveroso “mea culpa”; aspetto questo, che si verificherà sempre meno
vista la recente abolizione dell’art. 323 del C.P. In ogni caso, ovviamente,
ben vengano ulteriori propositi ma a mio avviso dovrebbero avere basi filantropiche,
anche perché volendo fare politica attiva non sta scritto da nessuna parte che
per ricoprire un ruolo di potere non si debba avere propensione per l’evergetismo:
propensione per il bene dell’umanità. E questo, a mio avviso, è una notevole
carenza!
Del resto, qualunque sia
un ideale, se si vuole essere utili alla collettività ogni ideologia è da
rispettare, ma al tempo stesso non si perda di vista che prima di tutto viene
l’Uomo. E a questo proposito ritengo utile rammentare la poesia di Nazim Hikmet
(1902-1963), il poeta turco che scrisse in una lettera al figlio questo componimento
che possiamo considerare il suo testamento poetico, la cui meditazione io credo faccia bene all’animo di tutti noi,
politici compresi; soprattutto in questo lungo periodo di sempre più difficili
relazioni umane.
“Prima di tutto l’Uomo”
Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.
Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l’ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l’uomo!
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