Nuova generazione a rischio...

 

LO SVILUPPO DELLA NUOVA GENERAZIONE

I troppi miti (“falsi”) e l’eccessiva  imponenza tecnologica in

gran parte impoveriscono irresponsabilmente la stirpe umana

di Ernesto Bodini

Oggi più che mai, c’è spazio per tutti (o quasi), soprattutto per coloro che ambiscono a diventare qualcuno e pavoneggiarsi di fronte ai propri simili, solitamente vantando quello che realmente non sono… se non comuni esseri umani. La società d’oggi, attraverso sofisticate tecnologie ivi compresa la tanto discutibile Intelligenza Artificiale, si basa su valori meramente materialistici (e di immagine) aggravati dalla pecunia, dalla lussuria, dallo strapotere di molti e da quel conformismo che ne annulla quasi sempre la moralità, se non anche l’etica comportamentale. Ora, sono i cosiddetti social ad essere il primo riferimento tra le varie generazioni, tant’è che di umano c’è sempre meno a cominciare proprio dal fatto che non si relaziona più come fino a qualche decennio fa e, a mio modesto avviso, la pandemia da Covid-19 ha peggiorato il modo di relazionare. Ciò significa che i preziosi doni dell’intelletto e della parola non sono più graditi e, chi ce li ha donati, non può che ritenersi offeso… e a Lui dovremo rendere conto! Così che la tecnologia avanza senza tregua e si sta “imponendo” facendoci diventare una generazione robot, con la scusa che in un mondo che diventa sempre più longevo, si insinua lo “sviluppo-esigenza” degli umanoidi e, a questo riguardo, non sono d’accordo con quanto afferma l’economista Luigi Zingales (La Stampa 3 giugno), che afferma: «Non potremo farne a meno della I.A. Non possiamo fare a meno tecnologia», anche se corregge il tiro precisando: «… ma non illudiamoci che possa imparare tutto, come l’etica». Mettiamoci dunque d’accordo: o si difende l’ancestrale ruolo delle umane relazioni sociali, o si familiarizza con i futuri (e imminenti) robot-umanoidi. Parimenti si ipotizza che la robotica potrebbe avere un ruolo anche nei servizi sanitari e nell’istruzione, ma a parte qualche accorgimento di tipo “tattico-gestionale”, vorrei rammentare che lo sviluppo della cultura umanistica (e umanitaria) è stato prodotto dalla mente umana, e le menti più disturbate e malate sono state osservate e curate dai propri simili. Si pensi, ad esempio, al contributo reso dai grandi filosofi della storia e degli scienziati, le cui menti hanno prodotto i migliori risultati a livello umanitario; anche se, ad onor del vero, bisogna ammettere che altre menti altrettanto “illuminate” hanno prodotto il peggio del peggio per l’esistemza umana, come ad esempio gli inventori di ogni tipo di arma distruttrice, come pure gli effetti procurati dall’estrema “fantasia” lesiva al corpo umano ad esempio ai tempi della Inquisizione, ed altro ancora. Per quanto riguarda la Sanità e tutto ciò che ne deriva, la tecnologia ha sì contribuito non poco a migliorare diagnosi e cure, ma non si può sottacere che molti malati hanno trovato (e trovano) giovamento nella relazione umana medico-paziente e paziente-medico; inoltre la cosiddetta Medicina Narrativa di cui si è tanto enfatizzato e consigliato, se venisse disattesa e abbandonata equivarrebbe a negare ai pazienti (fisici e mentali) ogni valido supporto strategico ed emozionale per favorirne l’empatia, la compliance e la possibile guarigione.

Quindi, a mio modesto avviso, la robotica può migliorare ulteriormente processi di riabilitazione fisico-motoria in pazienti che hanno avuto lesioni neurologiche e ortopediche, ma non può certo sostituirsi, come ripeto, alla relazione umana: una stretta di mano calda e forte, oltre che sincera, che proviene da una persona umana, non ha nulla a che vedere con quella “offerta” da un robot-umanoide. Va da sé che ho il massimo rispetto per chi dedica la propria predisposizione ad individuare e proporre progressi anche tecnologici (purché nei limiti), ma non ho la stessa considerazione per coloro che reputano il rapporto umano un fatto meramente freddo e sterile in quanto sostituito dalla iper tecnologia. Siamo quindi di fronte ad una nuova generazione e, di questo passo, viene da dedurre che a breve al tavolo delle trattative tra i potenti della terra, siederanno robot-umanoidi dotati di una pulsantiera a comando: premendo uno di quei pulsanti si decreterà guerra o pace. Come è impensabile, inoltre, che in sedi di processi civili e penali per un giudizio si richieda il contributo della sofisticata tecnologia rappresentata, appunto, da una giuria di robot-umanoidi, in tal caso per effetto di “errori tecnici” avremmo un ulteriore numero di detenuti innocenti. È fatta comunque eccezione del robot applicato in sala operatoria, una sofisticata apparecchiatura dai notevoli vantaggi anche per il paziente, ma che è gestita e manovrata dall’essere umano.


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