IL DIRITTO-DOVERE DI INFORMARE
Ma soprattutto il dovere di essere meno ripetitivi alla luce di quanto è già noto. Ma anche l’eccesso incontrollato delle libertà andrebbe ridimensionato, unitamente all’esigenza di meglio considerare origini e cause degli eventi.
di Ernesto Bodini
Il diffondere notizie di cronaca rientra certamente nel diritto-dovere
del giornalista cronista-reporter, appunto, se poi tale cronaca è quella nera il
settore è particolarmente delicato, in quanto si hanno notizie soprattutto dei
molteplici reati commessi dal genere umano, spesso tra i più efferati. Ma il
continuo ripetere tali notizie attraverso approfondimenti da parte delle varie
rubriche televisive in particolare, a mio avviso è uno stillicidio che non fa
certo bene allo spirito umano di chiunque; ancor peggio se gli eventi sono
arricchiti di certi particolari. Poiché la psiche umana è in gran parte ancora
un “affascinante” mistero, e con tutto il rispetto per Sigmund Freud e suoi
Colleghi prima e dopo di lui, le cause delle azioni irrazionali e disumane compiute
da certe persone andrebbero individuate negli eventi esterni. Si consideri, ad
esempio, l’eccessiva libertà di ogni azione spesso non perseguita o perseguibile,
gli stimoli prodotti dalla comunicazione di certi film e spot pubblicitari da
più mezzi di comunicazione, oltre al progresso tecnologico d’ogni sorta la cui
acquisizione induce ad una migliore agiatezza, ivi compreso il ruolo
“dominante” di una persona verso un’altra, in particolare dell’uomo verso la
donna. La cosiddetta liberalizzazione post ’68, movimento propulsore di
determinate Leggi per l’emancipazione, nel contempo e soprattutto negli anni a
seguire ha creato un popolo disomogeneo nel modo di relazionarsi, di
comunicare, di rivendicare, di collaborare e di intendere la vita in modo
possibilmente più univoco e coeso. Inoltre, sempre per quanto riguarda il
nostro Paese, nei decenni molti sono stati gli avvicendamenti in ambito
giudiziario con l’emanazione di Leggi e riforme in gran parte discutibili; a
ciò si aggiunga la promiscuità con l’immigrazione, gran parte della quale
incontenibile e mal gestita. Ma tra le cause di tutto ciò a mio avviso si
dovrebbe includere la non considerazione dei reali motivi esistenziali, indipendentemente
dalla propria fede religiosa; aspetto questo che nemmeno la Chiesa riesce più a
controllare. E che dire del ruolo della politica? Di certo non sarà
responsabile direttamente del comportamento fuorilegge di determinate persone,
ma il non essere in grado di contenere sufficientemente il problema è una
responsabilità non da poco: scarsissima la prevenzione, e la repressione è altrettanto
insufficiente visto il dilagare degli eccidi ormai pluri quotidiani, tant’è che
le patrie galere sono diventate, per così dire, inospitali... Ormai perseguire
un reato (a parte quelli eccessivamente gravi) per molti non costituisce più un
deterrente, tanto che anche dei casi di oltraggio e aggressione alle Forze dell’Ordine
se ne sta perdendo il conto, per non parlare delle migliaia di processi
pendenti, tutti fattori ai quali è doveroso aggiungere i molti casi di ingiusta
detenzione per errori giudiziari. Ma tornando ai reati contro la persona è una
realtà che in proporzione nemmeno il Medioevo ci invidierebbe, essendo
inesistenti all’epoca i mezzi di comunicazione immediati, mentre oggi si può
uccidere una persona anche a distanza di molti chilometri, a volte basta il
clic su una tastiera di un PC, di un tablet o di un cellulare… E ora che ci si
vanta anche dell’intelligenza artificiale e della realizzazione di
robot-umanoidi che stanno per entrare nelle nostre case, è sperabile di non
subire (direttamente o indirettamente) ulteriori conseguenze a scapito della
collettività. Ma poi c’è anche da considerare la costante preoccupazione di
tutelare la propria salute, avendo a che fare con molte patologie soprattutto
mentali che, in più casi, sono causa di determinati comportamenti e reati; un
problema, questo, che richiede una politica più attinente e costante, diversamente
si rischierebbe di “riconsiderare” i famosi OPG la cui chiusura risale al marzo
2015. Queste mie considerazioni sono certamente al di fuori da ogni stretta
competenza, ma rientrano nella mia capacità razionale di osservazione degli
eventi, che mi consentono democraticamente di sapere, capire e farmi un’idea su
quel che accade intorno a me e ai miei simili. Ritengo che questo mio diritto (e
dovere sociale) di informare, anche se a scopo preventivo, non è ostacolato da
pressioni o condizionamenti da parte di chicchessia, il cui rispetto
rappresenta la democraticità. Solitamente chi fa osservazioni e critica dovrebbe essere in grado di proporre suggerimenti o
qualche alternativa, ma in questo caso mi astengo per non prevaricare ruoli e
competenze di chi invece dovrebbe agire in tal senso, politici e non. Un’ultima
osservazione: finché nel nostro esistere prevarranno la corsa al potere e al
denaro coronati dalla lussuria, oltre alla ridondante informazione, ben poco ci
sarà garantito, a cominciare dalla più semplice tranquillità e sicurezza
sociale. In effetti viviamo in una società che celebra continuamente
l’ambizione, il successo e i grandi traguardi (gran parte dei quali ludici), ma
la vera serenità spesso si trova nelle piccole cose; come pure il benessere
fisico e mentale è fondamentale per vivere una vita serena, più importanti
della ricchezza e della fama. Ecco che coloro che sono preposti all’informazione dovrebbero avere un occhio
di riguardo anche per queste ultime considerazioni.
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