CONOSCERE LA NOBILTÀ DELLA COSTITUZIONE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Sarebbe
però doveroso analizzarne il contenuto
e
dimostrare che non è totalmente applicata
di Ernesto Bodini
Quando dice: «La garanzia più forte della nostra
Costituzione consiste nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno»,
ma sta proprio qui il primo punto discutibile, ossia il fatto la sua non totale
applicazione. Quando dice: «Garantire la
Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in
una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro»,
si dovrebbe obiettare che in questi ultimi anni in non pochi casi la scuola è
stata sede di aggressioni agli insegnanti, e di bullismo tra compagni; quando
dice: «Significa riconoscere e rendere
effettivo il diritto al lavoro», si dovrebbe obiettare che da tempo molti
posti di lavoro non sono garantiti, e spesso i contratti e le retribuzioni non sono al passo con il carovita; quando
dice: «Significa amare i nostri tesori
ambientali ed artistici», bisognerebbe obiettare che spesso le nostre
ricchezze storico-artistiche ed ogni bene del patrimonio pubblico sono oggetto
di incuria e vandalismo; quando dice: «Significa
ripudiare la guerra e promuovere la pace», bisognerebbe obiettare che ciò
non si ottiene finché si contribuisce a rafforzare il patrimonio bellico di un
Paese, sia pur esso vessato dal nemico; quando dice: «Significa garantire i diritti dei malati», bisognerebbe obiettare
che da come vanno le cose il SSN non garantisce quanto dovrebbe, e in molti
casi soprattutto non nel modo dovuto, basti considerare che in questi ultimi
anni milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi; quando dice: «Significa che ciascuno concorra, con lealtà,
alle spese della comunità nazionale», bisognerebbe obiettare che in parte
ciò non si verifica a causa delle eccessive e continue evasioni, e dei molti
residenti (soprattutto stranieri) che non producono e non concorrono
minimamente, incrementando i costi per la loro totale assistenza; quando dice: «Significa che si possa ottenere giustizia in
tempi rapidi»; bisognerebbe obiettare in quanto sono ancora migliaia i processi
pendenti, ed altrettante migliaia sono i detenuti innocenti per causa di errori
giudiziari, per non parlare poi della interminabile diatriba tra magistrati e
politici; quando dice: «Significa fare in
modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni»,
bisognerebbe obiettare perché quotidianamente avvengono delitti o aggressioni a
loro carico, con ulteriori ricadute anche per la collettività; quando dice: «Significa rimuovere ogni barriera che limiti
i diritti delle persone con disabilità», bisognerebbe obiettare poiché sul territorio
sono ancora molte le barriere architettoniche pubbliche e private da abbattere,
comprese quelle psicologiche; quando dice: «Significa
garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia»,
bisognerebbe obiettare perché finché permarrà l’abolizione della censura e non
si porranno limiti a programmi (pubblicità compresa) che favoriscono
l’emulazione, le nuove generazioni andranno incontro ad illusioni e delusioni
con tutte le relative conseguenze; quando dice: «Significa libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera
sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva»,
bisognerebbe obiettare in quanto non si liberi finché la nostra incolumità non
è garantita. Ora, lungi da me ogni sorta di “avversione” (giacché è proverbiale
il mio rispetto per le Leggi, sia pure con diritto di contestarle) che magari
alcuni vorrebbero intendere, ma va da sé che non si possono negare i fatti
quotidiani in merito i quali solitamente la cronaca non mente, e il fatto che
nessuno si esprima pubblicamente mettendo in discussione la scarsa (o nulla)
applicazione di alcuni articoli della Costituzione, non significa che si debba
omettere il diritto di osservazione e critica di chi ha il dovere e il
“coraggio” di sentenziare quanto segue: «Anche
nel XXI secolo la società nel suo insieme è così suddivisa: quelli che
appartengono ad ogni genere di benessere e ricchezza materiale, quelli che già
conoscono la miseria e sono predestinati alla perenne povertà, quelli che fanno
parte del potere prettamente decisionale, quelli che sanno e possono tutto ma
che non hanno alcun interesse a dire o fare nulla!»
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