POCA VICINANZA ISTITUZIONALE
SOPRATTUTTO
IN AMBITO SANITARIO E
SOCIO-ASSISTENZIALE
Quando il supporto delle Istituzioni non avviene “sul campo” sono molti gli assistiti penalizzati… In realtà basterebbe più senso civico da parte di tutti, soprattutto dalla Pubblica Amministrazione
di Ernesto Bodini
Da diversi anni ormai, l’informazione sui vari
problemi che riguardano la Pubblica Amministrazione (P.A.) nei confronti del
cittadino, sono sempre più “ancorati” al sistema online, ovvero per conoscerli
in gran parte bisogna avere una connessione internet e immettersi sulla
piattaforma della Struttura che si vuole contattare, più generalmente per consultare
il sito regionale, comunale o ministeriale. Va innanzitutto precisato che sono
ancora parecchi i cittadini italiani (piemontesi inclusi) che non posseggono un
PC e quindi tutto ciò ad esso inerente, restando di conseguenza “isolati” da
ogni possibile informazione diretta e in tempo reale. Uniche risorse per essi
il telefono e la corrispondenza scritta tradizionale (Pec o raccomandata A/R).
Questa “penalizzazione” a mio avviso va ben oltre, in quanto i cittadini (in
particolare le cosiddette fasce deboli) hanno il diritto-necessità di essere
informati spesso in modo più diretto e “ravvicinato”, soprattutto per quanto
riguarda il comparto sanità-assistenza, fatto primario di interesse generale. E
poiché vizi, difetti, carenze e conseguenti problematiche di carattere
burocratico si evincono da fonti istituzionali, sarebbe bene che i componenti
delle stesse preposti, periodicamente scendessero dal loro “piedistallo” e
avvicinassero la popolazione per spiegare “de visu” come funzionano, ad
esempio, il SSN e/o SSR e relative incombenze, magari anche con esempi pratici…
(senza omettere gli aspetti negativi): solo in questo modo i cittadini “meno
avveduti” e “più sprovveduti” possono acquisire tutte le nozioni in merito a
diritti e doveri. Relativamente a come si sta evolvendo la Sanità pubblica, ad
esempio, dai mass media leggiamo di tutto e di più, ma nessuno si prodiga di “assistere”
nel modo più concreto coloro che hanno bisogno di superare determinate
difficoltà per fruire una certa prestazione sanitaria-assistenziale, specie se
con carattere di urgenza (complici le liste di attesa), tant’é che i
rinunciatari rischiano di vedersi aggravare i propri sintomi e, potenzialmente,
anche il relativo quadro clinico (nel 2024 ben oltre 4 milioni gli italiani che
hanno rinunciato a visite o esami). Anche se a volte si fa riferimento a
qualche associazione di volontariato, le stesse raramente si prodigano nel
seguire tutti questi casi in modo diretto e possibilmente in tempo reale; tutt’al
più si limitano a dare indicazioni o a stilare qualche breve “vademecum”, ma anche
in questo caso ben si sa che molte persone non leggono e altre non sanno
interpretare…
Ma Dio Santo, perché non prodigarsi verso i nostri
concittadini più bisognosi, soprattutto da parte delle Istituzioni? Del resto
l’art. 3, secondo capoverso, della Costituzione, parla chiaro: “È compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto
la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. È evidente,
come è noto, che il politico e in sub-ordine il burocrate non hanno alcun
interesse ad attivarsi in tal senso, mentre sono più inclini a presenziare
pubblicamente quando c’é da tagliare il nastro per inaugurare una Struttura
(sanitaria o altro) per la quale si sono spesi per la relativa realizzazione;
inoltre, li vediamo scendere in piazza per stringere mani e sottoporsi a
selfie… soprattutto in campagna elettorale. È un opportunismo, questo, che ho
sempre deprecato ovviamente senza manifestare astio di sorta, ma al tempo
stesso incrementando le mie convinzioni che taluni politici e taluni burocrati
appartengono a quella schiera di persone cui si addice il detto latino: «Nemo claudicat alieno ex dolore»
(Nessuno zoppica per il dolore di un altro). In buona sostanza si tratta di
capire se oltre all’avvento della tecnologia informatica, ci sono altre “assurde”
ragioni per le quali le P.A. precludono l’udienza “de visu” al cittadino,
nonostante questi dimostri l’esigenza di interloquire di persona. In attesa di
“scoprire l’arcano”, tale rifiuto potrebbe (il condizionale è d’obbligo)
configurarsi nella omissione in atti di ufficio (art. 328 C.P.); ma è saggio
non arrivare a ciò in quanto solo il buon senso l’obiettività “onorerebbero” il
ritorno alla trasparenza, in caso contrario la burocrazia richiede una
ulteriore presa di posizione e, personalmente, sono sempre in prima linea!
Concludo precisando che tale “rifiuto” da parte
della P.A. oltre ad essere mancanza di trasparenza è un insulto alla dignità
umana!
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