ACUTE E PERSONALI
OSSERVAZIONI DEI FENOMENI POLITICO-SOCIALI
Il personale ed
obiettivo disquisire si basa sulla rilevanza di quel vivere che in
molte situazioni
richiama l’inerzia di molti politici e soprattutto di molti cittadini
di Ernesto Bodini
Diciamolo
subito: non sono un sociologo, un “censore” tout court e nemmeno rientro tra
coloro che per “professione sociale” possono vantare milioni di follower, e di lettori
e simpatizzanti al seguito non ne ho mai avuto l’ambizione. Più semplicemente
sono un opinionista e divulgatore votato ad osservare (anche per difendermi) ciò
che mi circonda con tutte le relative conseguenze. Anche se non mi è possibile
girare il mondo, non sempre si è nelle condizioni di poterlo fare, non è detto
che non si notino o non si vengano a conoscere determinate realtà, specie se
condizionano seriamente la nostra vita quotidiana. Cominciamo dal bailamme
della politica nostrana, a mio dire una congèrie
di persone che si arrabattono per imporsi gli uni sugli altri facendo sentire
la propria voce, e dispensando considerazioni, affermazioni, proposte e contro
proposte per (dicono loro) sanare i mali del Paese. Ma proprio perché sono in
molti ad innalzare i propri simboli, che magari preferirebbero definire
vessilli per via della “autorevolezza” di appartenenza, continuano anche in
questa tornata politica con incontri e scontri dai quali emerge, come in quasi
tutti i Governi, poca chiarezza, ma tanta ipocrisia e saccenza per giungere a nulla di
fatto o quasi… per ogni nuova legge da emanare la disomogeneità è inevitabile! Inoltre,
il loro lessico è spesso assai forbito in quanto trattasi di burocratese e politichese: sovente non
usano sinonimi ai fini della comprensione per tutti. Nel corso delle varie campagne
elettorali il tema Sanità è una cenerentola, così come quello relativo ai disabili e relativi caregiver, e della burocrazia manco a parlarne. Ho quindi
l’impressione, e la quasi certezza, che nessuno di questi dediti alla politica
non intendano considerare queste problematiche nel modo dovuto come se fossero
“questioni infette”, per le quali non esiste uno specifico vaccino: disabili,
anziani e caregiver sono un particolare peso e un costo; mentre la burocrazia
paradossalmente per alcuni fa comodo mantenerla, altri non sono per nulla in
grado di alienarla; e quello che invece li accomuna è il richiamo ai valori
della Costituzione, solo perché citarli verbalmente e pomposamente è molto
semplice e non impegna… Ma intanto il Paese, oltre ad essere fortemente
indebitato (e non tutti gli italiani se ne rendono conto) non è in condizioni
di risalire la china, a cominciare dal rimuovere (o almeno ridimensionare) gli
ostacoli più importanti come quelli relativi alla ingravescente criminalità,
agli infortuni (spesso mortali) sul lavoro, e alla disoccupazione. Su
quest’ultimo aspetto è vero che la Repubblica è fondata sul lavoro, ma sarebbe
più ricorrente affermare che si sta fondando sul nulla o poco fare in quanto non vi è alcun obbligo giuridico-legale
di lavorare, se non quello civile ed etico; pertanto per un certo numero di
persone residenti (italiani e stranieri) è molto meno faticoso e più invitante
oziare ed essere sostenuti con i contributi dello Stato (in non pochi casi
indebitamente), ossia di tutti noi che lavoriamo o abbiamo lavorato.
Volutamente non ho citato in primis il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, come
il diritto di ottenere la residenza dopo un certo numero di anni, aspetti
fin troppo discussi e bistrattati che, ancora oggi, sono oggetto di ridondanti valenze
politiche a dir poco divergenti e per alcuni assai accomodanti… Ma con quale
criterio si appartiene ad una corrente che per antonomasia si chiama politica
se chi la esercita (ruolo ben remunerato) non ha intendimenti filantropici? Non
è una domanda retorica e tanto meno assurda, poiché a mio avviso per gestire il
bene comune si “impone” la predisposizione umana e umanitaria.
Io
credo (da sempre) che sia indispensabile possedere intendimenti evergetici dimostrando di
avere a cuore il benessere dei propri concittadini, e quindi di tutti; diversamente
si continua a non andare da nessuna parte e il continuo presenziare a destra e a
manca dei politici, non solo è costoso e inconcludente, ma rispecchia il
concetto lapalissiano: chi è dappertutto non è da nessuna
parte! E come se non bastasse i mezzi di comunicazione (soprattutto
quelli politici), con la scusa di tenerci aggiornati su questo andirivieni con
eccesso di presenzialismo corredato dai selfie, in realtà danno lustro a quei
parlamentari al potere e all’opposizione che spesso di fronte alle telecamere
appaiono sorridenti, anche se altri preferiscono defilarsi dando ad intendere
di essere più modesti e riservati… In buona sostanza, indipendentemente dalla
affidabilità o meno di chi ci rappresenta, chi è responsabile (diretto o
indiretto) di tutto ciò che avviene a discapito dei cittadini, in particolare
della loro incolumità e difficoltà di sopravvivenza? Non dimentichiamo che in
Italia i poveri reali sono circa 5,6 milioni, e non ritengo logico che per il
loro sostegno debbano intervenire continuamente associazioni di volontariato o
il vicino della porta accanto. Purtroppo, bisogna anche dire che parte della
popolazione non si avvede di tutto ciò perché, ad esempio, finché ci sarà una
schiera di telespettatori che seguono programmi televisivi che definirli
amenità è un eufemismo, in quanto per molti versi sono senza un utile costrutto
e quindi irrazionali come “C’è posta per
te” (alla faccia della privacy, sic!),
“Grande Fratello Vip”, “Uomini e donne”, Avanti un altro”, “Forum” ed altri format simili, il senso
civico e di responsabilità sarà sempre un optional. Ed è così che da decenni
impera la “cultura del bello e della nullità” da imitare perché, costoro,
vorrei vederli allo sportello di una Pubblica Amministrazione o alle prese con
le liste di attesa per prenotare una visita medica od un esame strumentale
urgenti…. Ma mi sia concesso fare questa ulteriore considerazione:
negli anni che furono nelle scuole di primo grado si insegnava Educazione
Civica, ma sia allora che oggi nessuno ha mai proposto di insegnare Storia
della Burocrazia in Italia e come farvi fronte. Personalmente mi sono
proposto in qualche Liceo, ma mi è stato risposto che ciò già avveniva (e non è
vero), o che comunque l’argomento non interessava. E detto fuori dai denti, a
mio avviso la realtà è un’altra: si vuole continuare a mantenere i cittadini
nell’ignoranza, approfittando inoltre del fatto che la maggior parte dei
cittadini è arrendevole, e quindi il popolo è suddito se non dello Stato,
quanto meno del sistema ("La rassegnazione - diceva Balzac - è un suicidio quotidiano"). Ma si sa, o si dovrebbe sapere, che nulla
è più spaventoso che un’ignoranza attiva. Del resto l’ignoranza è un
(meraviglioso) rifugio che protegge da tutte le ribellioni, da tutte le
riflessioni e da tutte le proteste della coscienza.
La seconda immagine è il frontespizio del volumetto (originale d’epoca) di proprietà dell’autore
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