IL 1° MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI
Parliamone evidenziando determinati aspetti ed essere più coerenti
di Ernesto Bodini
Che differenza fa tra
lavoratori (italiani e stranieri), disabili (e non) disoccupati, o lavoratori a
costante rischio per carenza di prevenzione infortuni? Sono tre facce della
stessa medaglia ben note, commentate e criticate un po’ da tutti, ma che nella
sostanza nessuno interviene nel farvi fronte… nonostante qualche provvedimento
legislativo e alcune denunce. E sarebbe
questa l’Italia che tanto vanta una Carta Costituzionale tra le migliori e
continuamente ricordata con l’invito a conoscerla e a rispettarla? Ovviamente
sul rispetto della stessa non si discute, ma nello stesso tempo
vale il diritto di metterla in “discussione” dal punto di vista applicativo,
come pure alcune Leggi vigenti ma non messe in pratica, per non parlare della anomìa
delle stesse ossia “assenza di Leggi” ma che dovrebbero esistere per superare
carenze od inefficienze delle Pubbliche Amministrazioni. Ogni volta che tratto
questo argomento mi rendo conto di rispecchiare quel detto: un gatto che si
morde la coda, quindi quasi come si desse continuamente spazio alla retorica, e
la retorica come ben si sa non ha mai risolto alcun problema. Ma tornando
all’inizio dell’articolo il richiamo è maggiormente legato alla Giornata di
oggi dedicata alla Festa dei Lavoratori: tutti in piazza con cartelli e
striscioni per far sentire la propria voce e rivendicare i diritti di un posto di
lavoro sicuro, una retribuzione adeguata al costo della vita, più sicurezza e
tutela sul posto di lavoro, e meno pregiudizi nei confronti delle fasce
“deboli” che pure hanno diritto ad una dignitosa occupazione… mentalità e cultura
imprenditoriale permettendo! In questa giornata, ma ormai da decenni, non si
possono dimenticare le vittime dell’amianto che nel nostro Paese da prima degli
anni ’60 ad oggi sono state alcune migliaia, ed altre saranno nei prossimi anni
perché il mesotelioma non perdona…, mentre i responsabili sono stati perdonati
anche se hanno avuto pene lievi rispetto alle loro dirette responsabilità. Ora,
lo scendere in piazza e fare della “caciara” serve a poco se non a nulla perché
domani tutto torna come prima, e da domani in poi si conteranno ancora persone
disoccupate, lavoratori sfruttati ed altrettanti feriti o deceduti sul posto di
lavoro. In buona sostanza: il diritto al lavoro garantito dalla Costituzione e
da opportune Leggi quanto può valere? Per rispondere a questa domanda alla luce
dei fatti (del passato, odierni e futuri) non si può che chiamare in causa
l’ipocrisia, caratteristica tipica e assai ricorrente nel nostro Paese che
potrei paragonare ad una sorta di instabile palafitta sulla quale poggia uno Stato
ben poco garantista: le varie cifre in questione non danno spazio ad equivoci
di sorta.
Quindi, a mio avviso,
oggi c’è ben poco da festeggiare in quanto sarebbe un “insulto” ai disoccupati,
ai precari, ai disabili e ai lavoratori sfruttati; mentre nel frattempo la vita
scorre e, come si suol dire: “Chi sta
bene non si muove, pancia piena non pensa a quella vuota”. Infine, che dire
dei quotidiani effetti (negativi) prodotti dalla burocrazia? Questo argomento sovente è citato in modo sommesso, dai politici e dal cittadino comune; ma
nessuno di loro intende intraprendere alcuna iniziativa per contrastarla o
alienarla, sia a livello apicale che a quello delle varie realtà locali. A mio
parere affermare di essere orgogliosi di questo Paese, per quanto di storiche e
nobili origini, significa essere ciechi, sordi e per certi versi incoerenti e
spesso fare come gli struzzi, se non anche rispecchiando la classica
scimmietta: “Non vedo, non sento, non
parlo”. Concludo che, l’obiettività di quanto su esposto, non solo rientra
nel mio essere anticonformista, ma anche se non soprattutto nel voler
contribuire a rammentare che restare ancorati ad una realtà come quella attuale, equivale ad
accettarla!
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