Incongruenze, inerzia e ignoranza popolare

 

INCONGRUENZE, INERZIA E IGNORANZA POPOLARE 

Buona parte dei problemi quotidiani si potrebbero risolvere se si imponesse la conoscenza del diritto e il modo più razionale per ottenerne il rispetto. Ma ci vuole anche la volontà del comune cittadino. La pessimistica lungimiranza di Alessandro Manzoni si perpetua nel tempo

di Ernesto Bodini

Sono anni che seguo (attentamente) eventi sociali che hanno talvolta dell’incongruenza se non addirittura dell’assurdità. Inizio da quello più “banale” che consiste nel fatto che molte persone ogni volta che subiscono una ingiustizia (spesso) originata dalla burocrazia, sono solite rivolgersi ai mass media scrivendo una lettera, appunto, di lamentela; un’azione che per caratteristica della rubrica (Lettere dei Lettori) solitamente non è previsto nessun tipo di risposta da parte della Redazione e, di conseguenza, quella segnalazione di laconico lamento-denuncia alla fine quasi sempre cade nel vuoto. Inoltre, il lettore che scrive il più delle volte non vuole, o non può, fare i nomi delle persone eventualmente interessate alla sua vicenda, quindi un motivo in più per non ottenere alcun riscontro. Questo modo di lamentare pubblicamente esiste da quando le redazioni di alcuni quotidiani e periodici hanno istituito la rubrica dedicata ai lettori, e da allora è diventato tradizione sfogarsi… senza chiamare in causa questo o quel burocrate interessato; al massimo viene citata la Pubblica Amministrazione. Classico è l’esempio di molti lettori che hanno scritto ai giornali sul problema (personale) delle liste di attesa in sanità, senza intraprendere il contatto con chi direttamente interessato (apposite Leggi permettono questa azione), ma con una certa “cautela” per non incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa. Per contro, come da anni sostengo sia per ratio che per ragioni personali, quando si vuole lamentare (o “denunciare”) un torto subito, o anche chiarire una semplice incomprensione è bene ed è più efficace inviare agli interessati (persona od Ente pubblico) una raccomandata A/R, motivando sinteticamente il problema e con richiesta di riscontro entro 30 giorni; in difetto il destinatario della P.A. incorre nel reato di “omissione in atti di ufficio” (art. 328 del C.P.). Questo logico e più concreto provvedimento non è quasi mai attuato… rarissime eccezioni a parte. Anche l’azione della classica raccolta di firme di più cittadini a volte lascia il tempo che trova, in quanto equivale ad una sorta di referendum il cui esito non sempre è scontato, mentre diversa è l’azione nota come “class actions”, ossia azione legale collettiva intrapresa da singoli gruppi di consumatori, vittime di raggiri, soprusi, disservizi, etc., al fine di ottenere un risarcimento per danni morali e materiali subìti da parte delle imprese o delle società responsabili (in questi casi solitamente si tratta di destinatari non appartenenti alla P.A.). A questo proposito vorrei citare, ancora una volta, una esperienza personale. Anni fa, essendo stato esposto per un certo periodo in siti aziendali coinbentati con manufatti d’asbesto (amianto), a titolo cautelativo procedetti (pur essendo ancora in servizio) con un esposto/denuncia, e ciò per tutelarmi qualora nel tempo avessi contratto una patologia per tale rischio. Altri colleghi (qualche centinaio) hanno corso lo stesso rischio, ma nessuno di loro e nessuna delle tre rappresentanze sindacali suggerirono che si sarebbe potuta intraprendere una possibile class action, in quanto probabilmente ci sarebbe stato riconosciuto un indennizzo per mancata prevenzione del rischio da parte dell’azienda che, tra l’altro, fu subito costretta a trasferire i dipendenti e a far bonificare l’immobile, pagando inoltre una consistente multa per non aver comunicato agli Organi preposti l’esistenza del materiale amianto nel proprio edificio… nonostante la Legge del divieto fosse in vigore dal 1992. Attualmente sono ancora nel range (30-40 anni) del “rischio” patologia e, se entro questo termine dovessi contrarla, saprei dove andare e cosa fare… Altro modo di contestare qualche ingiustizia da parte della collettività, specie da parte di lavoratori, od altre categorie, è lo scioperare che, per quanto essere un sacro diritto costituzionale (oltre che di Legge) e sia pur in presenza massiccia, raramente porta a risultati concreti… se non a qualche contentino dopo averci rimesso di tutto e di più. Per contro, si pensi se sul tavolo delle Istituzioni, in particolare di una figura fisica ben precisa, giungessero centinaia di migliaia di raccomandate A/R a titolo di esposto/cautelativo e con richiesta di riscontro motivazionale da inviarsi ad ogni singolo mittente entro 30 giorni. La Legge parla chiaro! In realtà nella storia italiana ciò non è mai avvenuto e, a quanto mi risulta, a nessuno è mai venuto (e mai verrebbe) in mente una simile azione da attuarsi in massa ma “rigorosamente” come azione individuale per quanto di diritto. Altra inefficienza da parte di molti cittadini (e anche di talune associazioni) consiste nel fatto che quando una P.A. contesta o nega un diritto al cittadino alla quale si rivolge, quasi sempre quest’ultimo non chiede di verificare la fonte legislativa che lo riguarda e, anche se lo facesse, la maggior parte non saprebbe interpretare un determinato articolo o procedura prevista dalla stessa. A tal riguardo preciso che a monte di tutto ciò imperversa la burocrazia, e questo è un ostacolo che la maggior parte degli italiani non saprebbe affrontare…, o spesso vi rinuncia. Ecco che il non aver un minimo di cultura del diritto e l’inerzia nel far fronte all'ingiustizia penalizzano moltissimo il cittadino (in diversi casi anche se istruito e colto), di conseguenza le Istituzioni hanno la meglio ancor più oggi che, con il DDL n. 1718 del 10/7/2024 è stato abrogato l’art. 323 del C.P. che consiste nell’abuso d’ufficio da parte dei dipendenti della P.A. Se questo non è dispotismo, che cos’è? Queste considerazioni non solo corrispondono alla realtà quotidiana, ma le ho espresse come dati di fatto e anche perché personalmente ad ogni difficoltà, quando ho potuto, ho agito esattamente come ho suggerito e il mio archivio, assai documentato, comprende la prova di determinati risultati. Infine, rivolgendomi a quei concittadini che sono privi di “buon senno, razionalità e coerenza”, rammento vivamente che non è certo con la violenza individuale o collettiva che si ottiene il diritto di un riscontro, ma molto più semplicemente armarsi di nozioni (cultura dei diritti e dei doveri), di carta e penna e “ingolfare” gli Uffici Postali che, a loro volta, ingolferanno le scrivanie dei destinatari di tale corrispondenza, sia essi pubblici o privati. In buona sostanza, nel nostro Paese non esiste la “cultura del sapere e del saper fare”; mentre quelle della lamentela e della irrazionalità persistono a conferma con quanto sosteneva Alessandro Manzoni (1785-1873): «Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi». Una constatazione di fatto che, alla luce degli eventi sempre più quotidiani, è diventa inalienabile e ciò, significa che la maggior parte, preferisce vivere con un problema che non riesce a risolvere, piuttosto che accettare una soluzione che non riesce a comprendere. Quindi, chi vuole il suo mal pianga se stesso!

 

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