I "deleteri" riflettori sulla notorietà ricercata...

 

A VOLTE I RIFLETTORI DELLA NOTORIETÀ POSSONO ABBAGLIARE…

L’eccessiva ambizione per il sociale in non pochi

casi allontana dalle reali motivazioni di generosità

di Ernesto Bodini

Più passa il tempo e più riscontro un’evoluzione della società volta al rincorrere i “benefici” della propria immagine. Ciò non solo da parte del mondo dei Vip, peraltro già noti al pubblico e sempre più insoddisfatti… nonostante il benessere di cui godono, ma anche da coloro che personalmente definisco gli pseudo volontari che, in seguito ad una semplice iniziativa socio-culturale amano essere la cosiddetta “prima donna”, ovviamente in questo caso non c’entra il concetto di femminilità. Tra costoro, e ne ho conosciuti parecchi in oltre sei lustri di attività sociale a scopo prevalentemente divulgativo, ci sarebbe da discutere sulle effettive capacità e/o competenze per le quali si sono preposti… più o meno sfacciatamente, se non addirittura per “intrallazzi” anche di carattere politico, magari per il solo fatto di lavorare o aver lavorato soprattutto nell’ambito di una pubblica amministrazione, o analoga. E quel che è peggio quando sul loro cammino incontrano qualcuno che li vuole affiancare spontaneamente per collaborare, se non sono in linea con i loro ideali e se hanno il sospetto di voler essere “superati”, assumono un atteggiamento di non condivisione che non è più in linea con le loro iniziali intenzioni di fare puro volontariato. E proprio a proposito del concetto di volontariato questi iper ambiziosi affetti da narcisismo, perdono di vista il reale spirito della spontanea solidarietà, tant’è che se non venisse loro garantita una certa visibilità come pure il riconoscimento pubblico e ufficiale del loro operato, incolperebbero il loro “insuccesso” verso chi li ha voluti affiancare onestamente e in buona fede per condividere l’iniziativa sociale. La spasmodica voglia di ambire a plateali applausi e riconoscimenti da parte di queste persone, rappresenta un quadro assai riprovevole e pare che nessuno se ne accorga o voglia accorgesene: per loro è importante che esista il diritto di voler fare, ambire a qualcosa di più del dovuto indipendentemente dai risultati che vogliono ottenere. Il fenomeno sempre più esteso di voler apparire piuttosto che dell’Essere forse è sempre esistito ovunque, ma anche nella nostra cultura italiana dura da parecchio tempo e con sempre maggior risalto, tanto che i mass media vanno alla ricerca di personaggi dalle particolari “esteriorità”, e se degli pseudo volontari l’audience aumenta (che solitamente sono anche presuntuosi) è come se il mondo fosse ai loro piedi. Quindi, quanto può essere utile proporsi per il prossimo in sinergia con più persone? Ormai sono troppe le realtà associative operanti in diverisissimi settori, in gran parte dei doppioni” che, se non inutili, quanto meno sono poco concludenti e dispersivi, e quindi ben poco risolutivi. Inoltre, a parte qualche eccezione in Italia non c’é associazione che non chieda il cosiddetto obolo, come se per essere utili al prossimo fosse sempre necessario il denaro; mentre vi sono situazioni in cui è possibile agire personalmente in difesa e/o tutela della lesa dignità. Ma questo modus operandi richiede competenze, essere determinati, al di sopra delle parti e ovviamente non essere… troppo vicini alla politica. Si prendano, ad esempio, i casi in cui si tratta di affrontare le P.A. che per una qualunque ragione ledono i diritti di una persona che non è in grado di difendersi, anche semplicemente comprendere una informazione, in questo caso utile sarebbe intervenire con competenza e determinazione… qualunque siano le difficoltà che ne possono derivare. Questa necessità di intervento la si riscontra sovente quando si ha a che fare con la burocrazia, da sempre il nemico numero uno della brava gente o comunque del comune cittadino. Io credo che  a causa di questa la nostra società stia peggiorando a vista d’occhio e, a quanto pare, nemmeno l’esperienza della pandemia da Covid-19 (con 26 milioni di casi e 190 mila decessi in Italia) pare aver contribuito ad essere più umili, più solidali, più veri…, sia da parte del cittadino comune che di taluni operatori delle P.A. Purtroppo persiste il miraggio di rincorrere sonanti medaglie, decorate pergamene, e onori con la fanfara; ma quando si pronuncia la parola solidarietà, che scrivo volutamente in corsivo, si intende implicitamente un coinvolgimento pressoché totale per una giusta causa sociale, il cui l’impegno è spesso troppo oneroso e per questo in molti casi la conseguente dispersione degli obiettivi iniziali è garantita! È pur vero che la perfezione non esiste, come anche la totale purezza dell’animo, ma è altrettanto vero che se ogni intento ed azione sociale fossero dettati unicamente dai propri reali sentimenti, forse non ci sarbbe bisogno di tante corporazioni e relativi riconoscimenti, sia pubblici che privati. Inoltre, nell’ambito del volontariato ci sarebbe di spendere due parole sugli effetti dell’invidia, ma in questi casi è forse meglio soprassedere perché le osservazioni che si potrebbero fare, ci porterebbero a conoscere i Gironi Danteschi dai quali ben pochi ne sarebbero esentati!

 

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