GLI EFFETTI DI UNA INCONTROLLATA LIBERTÀ
E DELL'INARRESTABILE PROGRESSO
di Ernesto Bodini
Da come
trascorrono i giorni da parte del popolo, pare che lo stesso non sia troppo
preoccupato, tanto per come evolve la politica interna ed estera quanto per
tutti gli eventi criminosi d’ogni sorta e grado che si sommano giorno dopo
giorno. L’indifferenza a ciò la si può riscontrare, ad esempio, dalle masse oceaniche
che affollano gli stadi e le arene dando sempre più lustro, a protagonisti
dello sport e dello spettacolo che con le loro performance hanno la
presunzione-convinzione di cambiare il mondo. Non sarà certo saper tirare due
calci al pallone, saper pigiare sul pedale di un bolide o sfrecciare a forte velocita
sulle piste da sci a dimostrare quanto si è bravi e soprattutto da prendere a modello
per come comportarsi in questo mondo. Questi protagonisti, oltre a guadagnare
cifre esorbitanti tra ingaggi, vincite e incassi dai biglietti dei loro fan,
sono fonte di emulazioni e conseguentemente di illusioni e delusioni; dicasi
altrettanto di molti attori e comparse in spot pubblicitari dove l’esibizione
(effimera o meno) incanta le masse per lo più di giovani e giovanissimi,
minorenni compresi. Sono almeno 5-6 decenni che godiamo di una certa libertà di
pensiero e di azione tanto conquistata e maturata dagli anni ’70 in poi. Una
conquista che ha portato alla luce parecchi diritti ed altrettanti doveri, ma
questi ultimi in parte spesso disattesi. Complici determinate Leggi e la
nascita di ulteriori movimenti e associazioni, e nel contempo negli anni a
seguire è diminuita la cultura, quella vera e sentita, anche se le televisioni
hanno cercato di proporre di tutto e di più; ma è proprio questo tutto e di più
che a mio avviso ha disorientato: troppe distrazioni ludiche, lussuriose e
tecnologiche, per non parlare della promiscuità dei popoli di estreme culture
diverse e, in casa nostra, abbondiamo sino a perdere di vista tutto ciò che è
razionale per un sana crescita umana e convivenza civile. Questo “status” è
oltremodo disturbato da politiche sociali internazionali, ma anche
dall’ipocrisia favorita da una serie di ideologie che creano solo confusione e
disorientamento. Poi c’è la questione delle proprie posizioni religiose con
l’obiettivo di avvicinare i popoli, magari per un ritorno ad una Fede comune, o
quasi; ma anche in questo ambito ciò è avvenuto in parte con il decesso del
Pontefice, e da qui a unificare le masse in un credo unico (almeno in parte) ce
ne passa. Questo breve quadro sociologico sarebbe già sufficiente per capire (se
si vuole) in quale situazione ci troviamo, sia a livello nazionale che
internazionale, aggravata dalla presenza di despoti e tiranni della pessima
specie la cui vita propria paradossalmente ha un valore simbolico, sapendo di
non essere immortali (ma si illudono comunque del contrario), e per questo
elevato è il disprezzo della vita altrui che credono di averne acquisita la
proprietà. Da sempre sostengo che denaro, sesso e potere condizionano spesso negativamente
il genere umano e queste tre componenti sono un insulto a chi ci ha donato la
vita, includendo le infinite bellezze della Natura. Il disprezzo di vite umane,
animali e della Natura è come il volersi sostituire ad una Entità Suprema alla
quale si può dare “a piacere” qualsiasi nome, ma il non credervi è un fatto
puramente di coscienza e di carenza culturale, mentre la ricchezza della stessa
è possibile acquisirla dalla sapienza dei saggi che hanno speso la propria vita
per meglio comprenderla, e altruisticamente diffondere il proprio esempio ai
posteri. Le fonti a nostra disposizione non mancano: le moltissime e imponenti
opere artistiche e letterarie di cui sono ricchi quasi tutti i Paesi, fra
questi anche l’Italia che tanto si vanta di possedere ma con sempre meno interessati
fruitori… nonostante le notevoli presenze turistiche in tali siti. Per
concludere, non sono pochi i filosofi dai quali attingere qualche spunto di
saggezza, e anche se tra questi vi sono dei pessimisti come ad esempio Söeren
Kierkegaard (1813-1855) e Arthur Shopenhauer (1788-1860), il loro maturato
sapere a mio avviso prevedeva la povertà etica e morale delle generazioni a
venire. Ma questo, se recepito con obiettività ed onestà intellettuale, non
dovrebbe allontanarci dall’essere o diventare migliori… despoti, tiranni e
politici permettendo.
Commenti
Posta un commento