AZIONI DI ADULTI O MINORENNI… OLTRE OGNI RAZIONALITÀ
Una popolazione sempre più incontrollata nell’agire contro la
persona
e il patrimonio che non si modifica per l’insufficiente
deterrenza
di Ernesto Bodini
Spesso sentiamo dire,
in più circostanze, che i tempi sono maturi. Ma c’è da chiedersi per cosa e per
chi? Ogni allusione è valida ma se il riferimento è alla maturità delle
persone, ci sarebbe da approfondire ben bene tale evoluzione… Si prenda ad
esempio l’emancipazione dei giovani, sia maschi che femmine, poiché da quando è
stata loro riconosciuta la maggiore età (18 anni), ossia con la Legge
dell’8/3/1975 (quindi ben cinquant’anni fa) per conseguire determinati diritti
e doveri, gli eventi trasgressivi da parte di alcuni di essi si sono via via
manifestati con disprezzo e arroganza, tanto che l’emulazione di adulti ha
creato proseliti in una certa fascia di minorenni, quasi sempre tra i 14 e i 16
anni, volti ad una certa libertà di commettere determinati reati anche di
carattere penale. Da un po’ di tempo per le strade e nelle scuole, ma anche in
sedi sanitarie, sono autori di aggressioni anche per i motivi più “banali”, e
ciò senza curarsi delle conseguenze in quanto certi di non essere perseguibili
dalla Giustizia, ma solo con lievi pene di restrizione… Io credo che alla luce
di questi eventi per questi soggetti sia “superata” la soglia dell’aspetto
pedagogico, in quanto rientranti nella sfera prettamente psicologica proprio
perché tali protagonisti di azioni criminose sono ben coscienti nel distinguere
una azione razionale da quella irrazionale: sanno bene la differenza tra
pestare un piede e fare una carezza. Per capire le ragioni che inducono sia gli
uni che gli altri a commettere reati contro la persona o il patrimonio,
bisognerebbe ri-prendere in considerazione la psicologia di ognuno, azione che
non è di mia diretta competenza ma credo di poter entrare nel merito con
qualche accenno. Se ad esempio volessimo analizzare il problema
dell’ossessione, ben si sa che è un sentimento o una idea molto penosa,
presente nella mente in modo più o meno costante e conflittuale con il proprio
Io, tale da provocare una profonda angoscia con tutte le possibili conseguenze.
L’ossessione, secondo gli esperti, determina molte azioni del soggetto: una
parola male intesa, un’idea o un fatto per scatenarla, un pregiudizio, etc. Da
quando i vari social sono sempre più presenti e quindi più accessibili,
attraverso i loro temi comunicativi favoriscono (direttamente o indirettamente)
ad esempio l’ossessione per il sesso, per la conquista (anche di beni materiali) a tutti i costi e quindi
per il potere verso una persona solitamente del sesso opposto tanto da violarla
o sopprimerla; e anche se questi autori dovessero rendersi conto dell’assurdità
della loro ossessione, si determina in loro un conflitto che purtroppo
l’ossessione stessa sovrasta la ragione. Ecco, quindi, il perpetuarsi di reati
che nemmeno i provvedimenti legislativi riescono ad avere quel potere di
deterrenza. Volendo proseguire su questo orientamento mi rendo conto di uscire
dalle mie competenze pur restando in quelle di osservatore attento e di divulgatore di tematiche
sociali, tuttavia si può dedurre che l’ossessionato è alla ricerca della
certezza di ciò che doveva essere razionale e, sia pur inconsciamente, raggiungere
l’annullamento dell’idea ossessiva. Da qui si possono esternare molti esempi
che vanno ben oltre il problema della sessualità e tutto ciò ad essa connesso,
tali da determinare un quadro complesso sia dal punto di vista sociologico,
psicologico che antropologico. A questo punto mi chiedo: quanto può influire
l’informazione che continuamente divulga ripetutamente e con varie “sfumature”
questi episodi che arricchiscono sempre più la cronaca nera? È ovviamente
lecito e doveroso informare (diritto-dovere di cronaca) ma calcare la mano non
credo che sia “salutare”, proprio perché la mente umana non a caso solitamente
si sofferma prima sulle notizie di cronaca (che memorizza), e poi sulle altre.
Come torno a ripetere i mezzi di comunicazione sono utili se si pongono un
limite, ma nello stesso tempo credo che
oltre ad invocare appropriati messaggi culturali, sia da ripristinare una
condotta politico-gestionale più corretta e determinata limitando certe libertà
(di cui vi è continuo abuso), e avvicinare questi soggetti particolarmente
fragili considerandoli (senza illuderli) sotto l’aspetto più umano... Purtroppo
il problema non è facilmente abbordabile se tra questi vi sono coloro che non
intendono essere “indotti” alla ragione, rifiutando tout court ogni possibile
avvicinamento, sia esso con fare paterno o fraterno. Un’ultima osservazione: di
tutte queste persone che, ossessionate o meno, tendono a delinquere, non si
hanno quasi mai notizie delle loro famiglie e relativi rapporti…
Commenti
Posta un commento