OTTANT’ANNI FA MORIVA
FRANKLIN DELANO ROOSEVELT
Il 32° presidente USA che
risollevò le sorti del Paese e nello
stesso tempo si prodigò per lotta contro la poliomielite
di Ernesto Bodini
Nei corsi e ricorsi storici
talvolta si è soliti rievocare anche protagonisti politici che, a vario titolo,
si sono prodigati per migliorare (o recuperare) le sorti del proprio Paese. È
il caso, ad esempio, di Franklin Delano Roosevelt (1882-1945 – nella foto), 32°
presidente degli Stati Uniti, il quale approvò l’Emergency Banking Act,
contribuendo a stabilizzare il sistema bancario nazionale; e in seguito
implementò il New Deal, una serie di riforme economiche che favorirono con
successo la ripresa del Paese, riducendo la disoccupazione e offrendo aiuti
finanziari a imprese, agricoltori, banchieri e lavoratori. Tralasciando la parentesi
relativa all’ultimo conflitto Roosevelt, in cui ebbe un ruolo considerevole, si
distinse non solo nel portare avanti con tenacia una sensazionale carriera
politica, nonostante fosse stato colpito agli arti inferiori del virus della
poliomielite, che peraltro volle sempre celare al pubblico, e anche per questa
ragione (a quell’epoca era in corso una consistente epidemia) nel 1926 a Warm
Spring, in Georgia, fondò un Centro per la prevenzione e la cura di questa
malattia, collaborando attivamente per un certo periodo di tempo... Nel 1928
decise di intraprendere la strada della politica e, il suo primo impegno, è
consistito proprio nel procurare fondi per finanziare enti particolarmente
costosi, tra i quali il sostegno al
progetto che si proponeva di contribuire alle spese alle spese sanitarie delle
vittime del “the crippled” (lo
storpiatore), come veniva spesso chiamato dagli americani il virus, quindi
nella promozione della ricerca scientifica per la prevenzione in tutto il Paese. Fu quindi
istituita da lui la National Foundation Infantile Paralisys (NFIP), che
finanziò e sostenne la campagna nota come la “March of Dimes”, ovvero la marcia delle monetine (il dime
rappresenta 10 centesimi, ossia il decimo di dollaro); tale iniziativa
consisteva nel fatto che il 20 gennaio di ogni anno (compleanno di Roosevelt)
ogni cittadino americano era invitato a versare il suo dime per contribuire
attivamente alla lotta contro la polio.
Ogni cittadino si sentiva
direttamente “protagonista” (tra il 1938 e il 1949 furono raccolti oltre 30
milioni di dollari) tant’è che, sia per questa iniziativa e sia per la
realizzazione dei vaccini antipolio degli scienziati-filantropi Albert B. Sabin
(1906-1994) e Jonas E. Salk (1914-1995), la malattia venne in seguito sconfitta
praticamente in quasi tutto il mondo. Ma da questo esempio, quali riflessioni
si possono fare? Per la verità non poche, ma basterebbe che gli autori dei
conflitti attualmente in corso (Putin e Zelensky in primis) ne prendessero
atto, come pure alcuni politici italiani ed europei che vorrebbero sostenere le
spese degli armamenti di questo o quel Paese. Ma purtroppo, ammesso che
conoscano l’esempio su citato, non solo non penserebbero a deporre le armi e a
ridimensionare il proprio potere, ma in caso di fine conflitto probabilmente
non si sognerebbero di attivarsi per finanziare ciò che servirebbe per
ricostruire quello che finora hanno distrutto. Ora, se è vero che la Storia
insegna, quei “signori” e tanti altri, probabilmente non hanno letto nemmeno la
copertina di un libro di Storia.
Nella foto in basso il dime
avanti e retro (proprietà privata)
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