Il personale "diritto" di smentire

 

II PERSONALE “DIRITTO” DI SMENTIRE…   

Non tutti sono meritevoli di un esaustivo e concreto riscontro alla propria 

missiva indirizzata alla Presidenza della Repubblica. Forse sono i quesiti 

“troppo impegnativi” che fanno la differenza… come si evince da quanto segue

di Ernesto Bodini

Con un articolo dal titolo cubitale “Quando scrivevamo al Quirinale”, pubblicato da La Stampa l’8 giugno 2024, l’articolista ci ricordava che il rapporto tra gli italiani e la figura del presidente della Repubblica è sensibilmente mutato nel corso degli anni. Parimenti un certo protagonismo nella vita pubblica da parte degli inquilini di turno al Quirinale. Pare che sia stato Sandro Pertini a dar corso, e valorizzare, il ricco patrimonio di lettere dei cittadini italiani contenenti appelli, suppliche, richieste di aiuto e persino di grazia indirizzate al Capo dello Stato. Un patrimonio storico messo in luce con la pubblicazione dell’epistolario “Caro Presidente, ti scrivo. La storia degli italiani nelle lettere al Qurinale”, a cura di Michela Ponzani ed edito da Einaudi, 2024, pagg. 180. L’autore dell’articolo giornalistico spiega che l’opera è un viaggio in cui si ripercorrono i passaggi fondamentali degli ultimi cinquant’anni di storia d’Italia, proprio partendo dalla corrispondenza degli italiani con il Capo dello Stato. Ma al di là delle origini, seppur interessanti dal punto di vista sociale, e a prescindere dall’intrinseco valore reso dall’autrice del libro, ciò che mi ha colpito dell’articolo giornalistico, è il commento di Ugo Magri preceduto dal titolo “Mattarella legge tutta la posta. E risponde spesso a mano”, all’interno del quale l’articolista tra l’altro precisa: «Sergio Mattarella legge, pare, avidamente tutto… se il caso merita risponde pubblicamente». Ammesso e non concesso che ciò avvenga per la maggior parte dei casi, per quello che mi riguarda personalmente, come ho già avuto modo di far sapere su queste pagine, avrei da smentire o quanto meno da obiettare in quanto in data 14 giugno 2016 scrissi al Presidente Mattarella una raccomandata A/R con il seguente oggetto: “Riflessioni e considerazioni in merito al 70° anniversario della Repubblica Italiana, e richiesta di “giustificazione” per mancato riscontro di corrispondenza epistolare”. Tralasciando gran parte del testo, in particolare rammentavo che il titolo di Onorevole di cui solitamente si fregiano Senatori e Deputati è desueto ormai da anni, e precisamente dal 1939. Inoltre chiedevo su quali basi vengono conteggiati i rispettivi emolumenti mensili (compresi di diversi benefit) dei Parlamentari italiani; proseguivo esprimendo “inquietudine” sul fatto che quando sono le Istituzioni a non rispettare la Costituzione, nessuno mi sa dire come e chi debba procedere nei loro confronti, a cominciare dall’art. 3 della Costituzione, in particolare il secondo capoverso. Evidenziavo anche il fatto che non mi è dato a sapere perché le Istituzioni centrali (con sede in Roma) non rispondono o rispondono dopo molti mesi e dopo vari solleciti alle interpellanze dei cittadini; precisando in merito che quando un cittadino italiano è “toccato” in prima persona da un provvedimento legislativo è un suo diritto avere chiarimenti dal firmatario di quel provvedimento, e non da destinatari diversi… Proprio in merito a ciò precisavo che questa “non trasparenza” della appunto non comunicabilità tra Istituzioni e Cittadini, non rientri tra i buoni esempi di democraticità e coerenza, in quanto in controtendenza con le nozioni di educazione civica che si vogliono impartire alla popolazione, i cui princìpi non a caso si ispirano alla conoscenza ed al rispetto della Costituzione. In conclusione riassumevo con questo quesito: quanto si è liberi nel nostro Paese alla luce dei fatti quotidiani? E soprattutto quali sono i reali limiti dei diritti pur osservando i propri doveri? Quesiti, a mio dire, più che leciti, aggiungendo il fatto che alcune mie corrispondenze indirizzate all’allora Presidente Consiglio in carica (datate: 11/8/2015, 4/10/2015, 3/11/2015, 3/3/2016 e 23/5/2016, oltre a tre telefonate del 21/9/2015, 19/5/2016 e 8/6/2016, in pratica senza un concreto riscontro.  Ciò nonostante, alcuni giorni dopo ebbi riscontro (datato 1/7/2016) da parte della Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica - Servizio Rapporti con la Società Civile e per la Coesione Sociale - Capo del Servizio (a firma autografa ma non decifrabile), il cui testo integrale è il seguente: «Gentile Signor Bodini, mi riferisco alla lettera da lei indirizzata al Presidente della Repubblica. Desidero assicurarle che questa Sede ha preso atto di quanto lei ha voluto esporre. Colgo l’occasione per inviarle cordiali saluti». Alla luce di quanto da me su esposto in sintesi ma in modo esausitvo, al destinatario della missiva ho posto dei quesiti per avere delle risposte, e il testo non andava inteso come mera esposizione; quindi la risposta è stata del tutto inappropriata! Quesiti ai quali, appunto, non si è dato risposta (tanto meno di Suo pugno), e di conseguenza l’amarezza di una carenza di oggettività ha prodotto delusione e sfiducia…, proprio perché il mio testo non rientrava nell’alveo dei cittadini da “confortare”. Concludo rammentando quanto sosteneva Francois Marie Arouet, alias Voltaire (1694-1778): «Giudica un uomo dalle domande piuttosto che dalle risposte». E poiché nel mio caso non posso giudicare il destinatario dalle risposte “non date”, molto più modestamente attendo di essere giudicato per le domande poste allo stesso…

 I discorsi per il 25 aprile nel 10° di Presidenza 

In questi giorni la Interlinea Edizioni ha dato alle stampe una “minuscola” pubblicazione che contiene i dieci discorsi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tenuti ogni anno il 25 aprile in dieci località diverse. Un contributo “istituzionale” di notevole rilievo finalizzato soprattutto nel ricordare a tutti noi quanto è costata la libertà del nostro Paese, la cui garanzia è stata sugellata con la resa degli invasori che tante stragi hanno compiuto. Nei testi ricorre spesso la citazione di libertà, Repubblica, Unità Nazionale, Costituzione, pace, civismo, solidarietà, democrazia, speranza, ottimismo, patriottismo, identità nazionale, responsabilità, diritti, etc. Vocaboli e propositi che stanno a significare il valore della conquista, ossia della libertà, la cui lungimiranza era sostenuta dall’ottimismo e dalla speranza che hanno avuto il conforto della meritata concretezza. Ma per obiettività quale cittadino, lettore e libero opinionista devo rilevare un appunto, ad esempio quanto citato a pag. 15: «… la nostra Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme… la sua garanzia più forte per i cittadini consiste nella sua applicazione», con evidente riferimento al rispetto e applicazione degli artt. 3 e 32 della Costituzione stessa, perennemente disattesi. Come pure il fatto della non sufficiente trasparenza e dialogo tra cittadini e Istituzioni apicali. Inoltre, la nostra libertà attuale è continuamente minata dai ricorrenti reati contro la persona e il patrimonio. E, per dirla sino in fondo, si dà tanto lustro alla libertà nazionale post-conflitto, ma la persistente burocrazia e il non rispetto di determinate Leggi ledono in qualche molto (almeno in parte) le conquiste sinora ottenute. La sanità pubblica, per citare un esempio per tutti, è garantita dalla Costituzione ma di fatto lascia molto a desiderare, con non pochi cittadini costretti a rinunciare a curarsi…  Ora, ben vengano le rievocazioni dei progressi ottenuti sia pur a caro prezzo, ma se non si garantisce quello che prevede la Costituzione è come se avessimo fatto tre passi avanti e due indietro. Per rispetto del suddetto non vado oltre, anche perché determinate “incongruenze” sono purtroppo addebitabili ai cittadini stessi, che nulla fanno (o sanno fare) per “rivendicare” il rispetto dei principi costituzionali, i quali non contemplano gli ostacoli burocratici la cui rimozione rientrerebbe nel secondo comma dell’art. 3 che testualmente recita: “… la Repubblica si impegna a “rimuovere gli ostacoli” che impediscono la piena uguaglianza e libertà”. E la burocrazia, a mio avviso, sarebbe il primo ostacolo da rimuovere! 


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