GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE DELLA DONNA
Una costante attenzione per la Medicina di
genere
con il contributo di iniziative istituzionali
e culturali
di Ernesto Bodini
Alla A.O. Mauriziano di Torino nel 2023 è stato istituito il Centro CardioDonna, preposto ad offrire un percorso dedicato alla fascia di età 30-50 anni (in quanto “pazienti potenzialmente più trascurate”). È gestito da medici e infermiere donne al fine di garantire l’ascolto da parte di donne, e la dovuta sensibilità e riservatezza nell’esecuzione di esami e procedure che comportino la nudità del torace. Da una nota dell’ospedale, ogni ultimo lunedì del mese le donne in età fertile nella fascia di età 30-50 anni, possono recarsi con l’impegnativa del medico curante, con l’indicazione: “prima visita cardiologica più Eco CardioDoppler” presso gli ambulatori di Cardiologia della S.C. diretta dal dott. Giuseppe Musumeci, ed essere seguite da colleghe donne. Sempre secondo una nota interna, la parte clinica ed ecocardiografica è gestita dalla dott.ssa Barbara Mabritto, quella interventistica dalla dott.ssa Tiziana Claudia Aranzulla, responsabili di Progetto. Nello specifico, la prima visita è volta ad approfondire l’anamnesi e i fattori di rischio, anche quelli non tradizionali e, se necessario, prescritti esami specifici per la valutazione del profilo ormonale. L’ecocardiogramma viene eseguito con le metodiche e le apparecchiature in sala emodinamica dalla responsabile del progetto dott.ssa Aranzulla. Infine, oltre alle procedure standard, se necessario vengono eseguiti anche test funzionali e di imaging, e in caso di cardiopatia accertata, le donne possono essere seguite con visite a cadenza annuale presso gli ambulatori dello stesso ospedale. Questa iniziativa è patrocinata dalla Fondazione Scientifica Mauriziana che garantisce il sostegno del progetto, con l’impegno di incrementare la consapevolezza sulle cardiopatie al femminile e la Medicina di genere in Cardiologia.
LE DONNE MEDICO E INFERMIERE NELLA STORIA
Una ulteriore e particolare attenzione merita, sia pur in sintesi, il capitolo delle Donne medico nella storia, in quanto pregiudizi culturali radicati nel tempo non hanno scalfito il diritto della donna medico di imporsi in modo paritario al collega uomo. L’impronta maschilista, soprattutto anglosassone, viene meno di fronte alla determinazione e professionalità di molte donne che della medicina e della ricerca di laboratorio, ne hanno fatto spesso una ragione di vita. Stilare un elenco e relativi esempi richiederebbe molto spazio. Ma tornando alla Cardiologia al femminile, queste specialiste pare essere in aumento, e quelle che riescono a far carriera o raggiungere un ruolo apicale, spesso rinunciano (almeno in parte) alla vita privata in quanto è più oneroso crearsi un nucleo famigliare, e sarebbero maggiormente condizionate nelle loro scelte soprattutto in previsione della nascita di un figlio. Ma perché non fare un cenno alle donne infermiere? La capacità tipicamente femminile di occuparsi degli altri, di prestare loro cure ed assistenza, ha coinvolto nei secoli donne di tutti i generi: dalle contadine alle religiose, dalle nobili alle scienziate. L’assistenza ha avuto una radice comune: la saggezza popolare caratterizzata dalla profonda conoscenza della natura e dei suoi cicli e dalla corretta interpretazione dei segni e sintomi ancor prima che questi fossero analizzati e spiegati dal sapere dei dotti accademici. Il sapere di queste donne ha contribuito ad incrementare l’evoluzione della professione infermieristica con il riconoscimento della autonomia professionale e del percorso universitario, raggiungendo “onorevolmente” l’importanza che ha sempre meritato, ma senza prescindere da quello che sta alla base dell’essere una helping profession (professione di aiuto). Una per tutte Florence Nightingale, ovvero “la signora della lampada” che, unitamente a tutte coloro che l’hanno imitata, la classe medica (femminile e maschile) non può che elevarne la considerazione sia sul piano umano che professionale.
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