DI FRONTE ALLA BUROCRAZIA SEMPRE PIÙ
SUDDITI E INDIFESI
Sono ancora tanti gli italiani che non sono in grado (o non
vogliono) affrontare le ingiustizie commesse dalla P.A., e tanto meno si
interessano per capire le ragioni di questo perpetuarsi. E quanti hanno
recepito la recente abolizione del reato penale noto “abuso d’ufficio” da parte
del burocrate?
di Ernesto Bodini

Proprio non si riesce a capire
come la stragrande maggioranza degli italiani della precedente, ma soprattutto attuale
generazione adulta, non si sia mai attivata per sapere come affrontare le difficoltà
burocratiche (anche le più “banali” e quotidiane), senza ricorrere alla
consulenza dei legali. Queste difficoltà è evidente che hanno riferimento al
personale della P.A. che, se zelante o pignolo all’eccesso, generalmente è
propenso ad applicare Leggi e normative alla lettera…, spesso fin troppo alla
lettera; tant’é che tale eccesso a volte va oltre il limite della
interpretazione razionale di una o più Leggi. Eppure, spesso molti si lamentano
di subire (o di aver subìto) un sopruso o una vera e propria ingiustizia
essendo stato leso un diritto. Ed ancor peggio è che, in questi casi, ossia
quando il burocrate menziona al cittadino che non può pretendere una certa
prestazione o informazione, oppure deve attenersi ad una determinata procedura,
quest’ultimo non chiede mai di prendere atto di quella Legge o di quella
normativa che apparentemente lo “penalizzerebbe”, mentre sarebbe utile prendere
visione per interpretarle. A questo riguardo c’é da chiedersi quanti cittadini
sanno che in questi casi possono (e devono) avvalersi della Legge 241 del
7/8/1990 relativa a “Norme in materia di
procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”
(ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 30/7/2021; e che in caso di
rifiuto ingiustificato o ritardo il referente della P.A. è passibile denuncia
per omisione in atti di ufficio (art. 328 del C.P.). Questo esempio per
“estremizzare” ma non vi è certamente alcuna intenzione da parte di chi scrive
di manifestare astio o avversione di
sorta, poiché sono tanti altri gli esempi che si potrebbero fare per “guidare”
il cittadino ad imporsi nei confronti della P.A per superare una certa controversia.
Non per nulla, ad esempio, molti Enti pubblici hanno al loro interno il
cosiddetto URP (Ufficio Relazione con il Pubblico), preposto a svolgere
attività di comunicazione interna ed esterna, diffondere informazioni e servizi
attraverso: siti web, sms, newsletter, social network, etc., è punto di
contatto con il cittadino per sondaggi, segnalazioni, inziative e suggerimenti.
Tale istituzione amministrativa è stata istituita con il Dlgs n. 29 del 1993,
il quale ha disposto che
le Amministrazioni Pubbliche individuino, nell'ambito della propria struttura Uffici per le Relazioni con il Pubblico al fine di
garantire la piena attuazione della legge 7 agosto 1990. Ora, è pur vero che
una Nazione efficiente (se tale vuole essere) dovrebbe far funzionare senza
particolari intoppi Leggi e procedure, ma è altrettanto vero che la perfezione
non esiste (e non è mai esistita) in nessun Paese democratico per quanto efficiente
per sua natura, ed è per questa ragione che il cittadino ha il dovere di
esserne cosciente, ancorché informato dei suoi doveri (espletandoli) per poi
essere in grado di contestare una eventuale ingiustizia o peggio ancora un
sopruso. E a questo proposito, quanti cittadini sanno che il 25/8/2024 è stato
abrogato l’art. 323 del C.P. relativo all’abuso di ufficio da parte di un amministratore
pubblico? Con questi brevi esempi non si pretende che i cittadini debbano
armarsi di nozioni giuridiche tout court, ma è bene che sappiano che esistono
riferimenti essenziali cui far fede per non incorrere in determinate spiacevoli
conseguenze a causa della burocrazia; del resto va precisato che vige
(giustamente) il principio che dice: la legge non ammette ignoranza, anche
perché in caso contrario si abuserebbe della “libertà” di commettere anche
reati, proprio accampando la motivazione di non sapere…

Quindi, ogni volta che si ha a che
fare anche con la P.A. è implicito il concetto dei diritti, ma è buona norma
che essi vanno pretesi con ragione ed umiltà, avvalendosi del dialogo fra le
parti; dialogo che però si va sempre più manifestando per iscritto o per
telefono, e non più di persona come avveniva sino a poco prima del periodo
pandemico. Questa non più disponibilità da parte del burocrate (funzionario,
dirigente o assessore) di una determinata P.A. di ricevere “de visu” il
cittadino che, in talune circostanze, potrebbe penalizzare o compromettere una
propria situazione (magari anche delicata), specie se complessa nella sua
entità. In questi casi, a mio modesto parere, l’interessato può fare esplicita
richiesta di un colloquio di persona con il referente preposto, pena eventuale
diffida nei confronti dello stesso, anche perché non è detto che il “filtro”
dell’URP possa essere utile o sufficientemente esaustivo per la comprensione
del proprio problema. A questo riguardo mi chiedo: perchè sino a pochi anni fa
il burocrate riceveva a colloquio un qualunque cittadino che ne facesse
richiesta, mentre oggi si tende a non più concederlo? Personalmente ho delle “severe”
convizioni che, per opportunità, non è utile che le esponga anche se di facile
intuizione. Si aggiunga, inoltre, l’effetto della cosiddetta
“spersonalizzazione umana” che tutti stiamo subendo, ma finché non ci sarà
rimostranza scritta ai destinatari tale modus
operandi tenderà a peggiorare. E poi si parla tanto di diritti umani per la
cui difesa ben poco (o nulla) si fa toccando coscienza e moralità di questi
burocrati, il cui ruolo favorisce la conseguente sudditanza (come il non
concedere un dialogo, ad esempio), termine che non è contemplato nella
Costituzione; ed è anche per queste ragioni che a volte avvengono determinate reazioni
che vanno oltre la liceità… Gli uomini di Legge, così come i politici e i
burocrati, devono considerare che non tutte le persone sono dotate (per natura)
di razionalità, istruzione, cultura e pazienza, e i conseguenti episodi di
cronaca sono quasi quotidiani. Allora perché non scendere “alla pari” e
considerarci gli uni per gli altri? Del resto anche i burocrati sono sudditi a loro
volta! I criteri della normalità, della obiettvità e della razionalità si
possono instaurare con il buon esempio, a cominciare dal ritenerci tutti uguali
e senza differenza per diritti e doveri, sia pur nel rispetto dei rispettivi
ruoli. Solo così si può sperare in una Nazione più omogenea e degna di un progresso
civile, democratico: nessuno è padrone del mondo e tanto meno del comune
cittadino che chiede soltanto di essere considerato tale, ancor prima Persona,
e con i suoi indiscutibili diritti.
Commenti
Posta un commento