LE PERSISTENTI CARENZE
SANITARIE NAZIONALI E
LOCALI ANCHE A CAUSA DI UN
MAI SOPITO EGOISMO
Sempre più penalizzate le
fasce deboli e meno abbienti. Ma di chi le responsabilità? A monte non se ne parla. Intanto
si soffre e ci si ammala…
di Ernesto Bodini

Spesso i giornali, quotidiani e periodici, pubblicano articoli e lettere
dei lettori lamentando le ormai infinite ed interminabili liste di attesa in
ambito sanitario. Tale ripetersi è praticamente inutile, anche se a volte
vengono spiegate funzioni e modalità su come ottenere una visita medica
specialistica o un esame diagnostico-strumentale, ma ciò nonostante i cittadini
(per lo più la maggioranza) non recepiscono o non agiscono come dovrebbero.
Anche se spesso viene ribadito che c’è scarsità di medici e infermieri (i cui
contratti sono sempre da aggiornare), oltre al continuo aumento della domanda
da parte dei pazienti, nonostante alcuni provvedimenti di Legge diano diritto
al cittadino di ottenere le prestazioni prescritte dal medico (di famiglia o
specialista), sia pur con la disponibilità di poterle ottenere fuori la propria
residenza, e magari a distanza di chilometri le cui spese in taluni casi
supererebbero il costo della prestazione medica o del corrispettivo ticket. Ma
fortunatamente, per quanto riguarda Torino e prima cintura, ad esempio, tra
Aziende Ospedaliere e Sanitarie in genere ve ne sono almeno una decina, oltre
ai vari ambulatori sul territorio; tutte strutture pubbliche, unitamente a
quelle private convenzionate. A parte le prestazioni non urgenti, quelle con
priorità U (Urgente: tre giorni) e B (Breve: dieci giorni), rammento che devono
essere comunque garantite e la cui obiettività è esplicitata da apposite Leggi;
tra queste il diritto delle prestazioni da ottenersi anche in intramoenia. Ma
purtroppo sono ancora molti i cittadini che “soffrono” le lunghe attese
segnalate dal Sovracup regionale, come pure agli sportelli delle varie
postazioni ospedaliere e ambulatoriali del territorio; per non parlare di chi è
costretto a rivolgersi alle strutture private od ancor peggio rinunciare a
curarsi e, in questi casi, con prevedibili conseguenze e, in seguito alle
quali, chi ne risponde? Poi vi sono alcuni cittadini ai quali vengono date
spiegazioni più dettagliate su come comportarsi nell’affrontare queste
difficoltà, ma spesso anche questi esprimono rassegnazione oltre a poca voglia (o
difficoltà) di attenersi alle procedure; anzi, continuano a lamentarsi. Di
questa popolazione, per la gran parte non particolarmente abbiente, vi sono
molti anziani (spesso soli) con problemi di comunicazione e sprovvisti di una
postazione telematica, quindi con ulteriori difficoltà di attivarsi presso le
strutture sanitarie pubbliche e/o private convenzionate. E a loro chi ci pensa?
I politici-amministratori perché non hanno mai preso in considerazione le loro
difficoltà provvedendo di conseguenza? Contestualmente si può ipotizzare l’esistenza
di qualche movimento associativo, che però non è sufficiente e non tutti sono
preposti ad aiutare (con competenza) questa sfortunata popolazione. Poiché ogni
aspetto della nostra esistenza ruota attorno al denaro, oltre all’egoismo di
molti, non si può certo parlare di uguaglianza come sancito dalla Costituzione,
decretando un ingiusto destino soprattutto per la fasce più deboli e meno
abbienti. A fronte di queste ed altre problematiche esistenziali, i politici di
qualche decennio e fa e sino a quelli di oggi, non hanno preso in seria
considerazione il fatto che, da molto tempo, gli esperti avvertivano
l’incremento negli anni della popolazione anziana, e per questa “non ricezione
non si è investito a sufficienza in alcuna maniera, come non si è investito in tempo
utile e in modo adeguato al ricambio generazionale della classe medica e
infermieristica. Una vera e propria irresponsabilità (politica e di coscienza),
a mio dire, a causa della quale molti stanno pagando a caro prezzo e, per avere
una quadro più esaustivo, basterebbe leggere la recente pubblicazione “Codice Rosso” Ed. FuoriScena, 2024) delle
giornaliste di settore Milena Gabanelli e Simona Ravizza, ricca di capitoli attraverso i
quali le autrici passano in rassegna potenzialità e carenze di molti ospedali,
ma in particolar modo la situazione del territorio che, tra lacune e carenze di
ogni tipo, ci danno il reale polso della situazione con dati e statistiche
assai aggiornate.

Anche in queste
circostanze non si manca di menzionare quella nobile frase nota come “Diritti
e rispetto della Persona”, e la sua presa in carico, e questo al di là
di tutte le Leggi in vigore; una menzione che tutti pronunciamo e reclamiamo,
ma che alla luce dei fatti i politici (rare le eccezioni) farebbero bene non pronunciare…
per non umiliare oltre! E l’assurdo è che anche la popolazione interessata non
sa o non vuole prendere posizione: come ripeto le Leggi ci sono, e perché non
avvalersene? È evidente che fa comodo ottenere la solidarietà altrui che,
spesso, però, si esplica come sostegno economico richiesto da molte
associazioni per questa o quella causa, ma quasi nessuno si sente votato con
azioni dirette a tutela dei deboli: anziani, disabili, detenuti innocenti, etc.
Preciso che tutelare le persone deboli e indifese significa prendersi carico
del loro problema e, all’occorrenza, affrontare “di petto” le Istituzioni di
riferimento sino alla soluzione del problema in questione. Questa assenza di
disponibilità paradossalmente e in proporzione non la si avvertiva nemmeno nel
dopoguerra, forse perchè a causa delle conseguenze del conflitto si era tutti
più solidali (mal comune mezzo gaudio). Inoltre, richiamando ancora la
questione sanitaria, fino al 1977 si era ulteriormente più “penalizzati”: solo
chi lavorava aveva la mutua; ma ciò nonostante ben pochi hanno patito tale
carenza… Sono questi i concetti che andrebbero messi in luce anche dai
Parlamentari (peraltro tutti pluri stipendiati… con vitalizio al seguito), ma
come ben sappiamo: pancia piena non pensa a quella vuota: altro che uguaglianza!
In buona sostanza, proprio perché la situazione sanitaria tende a non
rimarginarsi (senza dimenticare in particolare i quasi 6 milioni di poveri), il
mio pessimismo si va sempre più concretizzando e la burocrazia (male endemico
ancestrale, che nessuno vuole o sa affrontare) non può che rappresentare il
massimo contributo di una possibile recessione umana dal punto di vista
relazionale e assistenziale. Si salvi chi può!
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