Senza giustizia - Recensione

 

SENZA GIUSTIZIA UN PERPETUTO FENOMENO SOCIALE

Sempre più innocenti privati della libertà per errori giudiziari. Una pubblicazione rivela storie e numeri che pongono una serie riflessione

di Ernesto Bodini

È sempre triste quando ci addentriamo nei drammi umani, ma per capirli e possibilmente farli anche un po’ nostri, bisogna conoscerli nella loro entità e soprattutto le cause che li hanno determinati. A riguardo, ad esempio, la recentissima pubblicazione SENZA GIUSTIZIA - Miserie e debolezze delle toghe italiane (Ed. Baldini + Castoldi, 2026, pagg. 315, euro 20,00) del giornalista e scrittore Stefano Zurlo. Un profondi richiamo al problema delle ingiuste detenzioni per errori giudiziari. Entrando subito nel merito delle casistiche, come evidenziato in seconda di copertina, sono state quasi 6.000 le ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato in otto anni. Trentamila in tre decenni. Migliaia di vite umane travolte da un dramma che mai avrebbero immaginato di subire, centinaia di milioni di euro pagati dallo Stato (quindi dalla collettività), e una sola condanna civile a carico di un magistrato dal 1992. Sono numeri che si commenterebbero da sé ma è doveroso porre un particolare accento in quanto denunciano una verità scomoda: l’errore giudiziario non è un eccezione (anzi), ma un fenomeno sempre più emergente, strutturale. E la responsabilità individuale resta ancora un tabù. L’opera di questo autore entra in quel “fitto mistero” della Magistratura italiana, analizzando i casi di malagiustizia arrivati davanti alla Sezione disciplinare del CSM: indagini sbagliate, detenzioni ingiuste, comportamenti inaccettabili (se non anche irrazionali), assoluzioni che lasciano sgomenti, sanzioni lievi a fronte di errori a dir poco devastanti. Un viaggio documentato tra sentenze, statistiche e storie umane che mette a nudo le contraddizioni di un sistema incapace di punire chi veramente sbaglia; un libro necessario mentre il Paese continua a discutere di riforme, responsabilità e separazione delle carriere. Perché senza responsabilità non può esistere giustizia. Per l’esattezza dal 2017 al 2024 ci sono state 5.933 ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato, e in periodi precedenti hanno ricevuto un “ristoro”, una sorta di doverosa riconoscenza non dello sbaglio ma del danno subìto da chi è stato incarcerato con troppa leggerezza... A conti fatti il dramma è enorme se si considera che in tre decenni le persone coinvolte in questo destino sono state trentamila: circa tre al giorno, ovvero tre non colpevoli ogni 24 ore. Se questi numeri fanno inorridire, ancor più l’autodifesa della Magistratura “sfumando”  differenze all’interno di un fenomeno così complesso, e per questo meritevole di revisione in toto. Se già è un dramma finire in carcere per qualche giorno con una ordinanza di custodia cautelare, ben più grave è una condanna in primo o in secondo grado prima che l’esito finale determini una realtà diversa, ovvero l’innocenza. «L’errore giudiziario – precisa Zurlo – è un’ingiusta detenzione al cubo, una sconfitta clamorosa della giustizia, l’ingiusta detenzione è una ferita. E si porta dietro un trauma in chi la subisce». E ciò, ancor più se non è riconsciut0 un congruo indennizzo che, di fatto, non è detto che sia scontato. È quindi lecito invocare la responsabilità sia di Pubblico Ministero (PM), un Giudice o di ambedue. Questo aspetto invocato da più parti purtroppo  non trova spazio sufficiente per essere ascoltato e tanto meno accettato, e anche se non si vogliono intenti punitivi, va da sé che è comunque lecito punire chi “sottovaluta” professionalità e umanità: se sbagliare è umano non è detto che tale detto o fatto debba ripetersi senza incorrere a comportamenti preventivi e più garantisti per gli indagati... e per tutti noi. Il volume, decisamente corposo, racconta di casi eclatanti i cui errori sono a dir poco imperdonabili. Il testo comprende sentenze della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), cercando di mettere a nudo i criteri con cui sono state inflitte sanzioni più o meno gravi... «Le azioni disciplinari avviate per questo capitolo – spiega l’autore Zurlo – sono state 89, ossia aperti 89 procedimenti che hanno avuto come esito:44 volte il non diversi procedere, 28 volte assoluzione, in 8 casi condanna alla censura e 1 al trasferimento. Otto vicende sono ancora in corso al momento di tentare un bilancio del periodo». Proseguendo nella sequela dei numeri, circa mille persone l’anno vengono arrestate e poi riconosciute innocenti, circa 740 (cifra che si ottiene dividendo 5.933 per otto anni) vengono in qualche modo risarcite, 9 su quasi 6.000 si è arrivati alla condanna del magistrato. E a tutt’oggi c’è molto da disquisire sulla Disciplinare e sul suo funzionamento. E sempre più ampio è il ventaglio di assoluzioni e condanne, creando notevoli contrasti nell’opinione pubblica che, non adeguatamente “competente”, è abituata a semplificare se non a minimizzare; ma in ogni caso il numero di questi errori madornali non credo abbiano bisogno di ulteriori commenti. Ma al di là delle cifre resta da stabilire se la Riforma tanto discussa favorirà la giustizia e, in attesa di un esito più promettente e garantista, il lettore può addentrarsi fino in fondo in quest’opera passando in rassegna i vari capitoli che evidenziano un quadro dei difetti e debolezze umane di chi commette un reato, ma soprattutto di chi è deputato a giudicare, sentenziare e condannare..., spesso erroneamente, mentre la sua coscienza resta impunita, e se non all’oscuro.


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