Diritti da rivendicare...

 

DIRITTI DA RIVENDICARE ANCHE ATTRAVERSO IL PARADOSSO

Anziché sitin e manifestazioni di piazza, sarebbe  auspicabile provare a disertare le aule e giungere cosi ad aprire un tavolo di confronto immediato fra le parti

di Ernesto Bodini

Da più parti e da sempre si sostiene l’importanza del ruolo della Scuola, sia per impartire nozioni e sia per educare alla vita nel rispetto delle regole, a cominciare dal mettere in pratica tutto ciò che concerne l’Educazione Civica. Quest’ultimo indirizzo implica la conoscenza base della nostra Costituzione, i cui princìpi sono il faro guida per intraprendere un cammino corretto nella società. Ma tutto questo basta ai giovani d’oggi? Non credo in considerazione degli eventi “trasgressivi” ad opera di molti ancorché minorenni; evidentemente si sostiene che ci siano delle carenze in ambito famigliare, fonte principale nell’aver dato la vita ma nello stesso tempo con il doveroso impegno di educare. Tuttavia non si può escludere che tra i giovani, ancora studenti, ci sia del malessere che “serpeggia” all’interno della scuola, soprattutto nelle sedi Liceali e Universitarie dove i frequentatori sono ormai maggiorenni, i quali da anni lamentano vari disguidi, inottemperanze e mancati adeguamenti alle loro esigenze. Per tutte queste ragioni inevitabili le proteste e le rivendicazioni ad oltranza, ma a mio avviso non in linea con il rispetto degli spazi e delle libertà altrui; come ad esempio l’occupare spazi comuni creando accampamenti e sitin a varie riprese, e in seguito talvolta si deve fare i conti con i danni arrecati. Questo modo di rivendicare e contestare per quanto lecito, a mio avviso è poco consono che sì suscita interesse mediatico, ma alla resa dei conti non sortisce sufficienti effetti benefici. Più razionale, invece, sarebbe astenersi dichiaratamente dalle lezioni restando al proprio domicilio e, per tale occasione, approffittando di studiare; ed è ovvio che nel contempo i docenti recandosi in aula e non avendo uditorio non potranno insegnarre alcunché; tale “inoperosità” non sarebbe vista di buon occho dallo Stato che dovrebbe pagare a quei docenti uno stipendio... a vuoto con una ricaduta d’immagine disdicevole. Ciò dovrebbe indurre le Istituzioni ad aprire le eventuali trattative in modo pacifico e democratico. Va anche precisato che disertare  le aule e restare a casa a studiare toglierebbe qualsiasi alibi alle Istituzioni, oltre al fatto che l’opinione pubblica addurrebbe tale tipo di protesta come scusa per “saltare i giorni di lezione” o come atti di ribellismo. Ma se tale modus operandi da parte degli studenti dovesse essere attuato con adeguata preparazione organizzativa, e senza ostentare oltre, si dimostrebbe una sorta di “intelligente” modo di rivendicare e contestare che non lede nessuno, e il Ministero si troverebbe nelle condizioni di aprire quel benedetto tavolo di trattative. Ma nel contempo bisogna fare i conti con l’obbligo di frequenza e le tasse che gli studenti hanno pagato anticipatamente, oltre al fatto che per alcune Discipline la frequenza è obbligatoria, e il non presenziare  comprometterebbe il dover sostenere gli esami.

 

Comunque, ammesso che questa mia “proposta-provocazione” sia condivisibile, si rende necessaria una compattezza assoluta della popolazione studentesca, probabilmente di non facile e totale coinvolgimento in quanto la stessa è estremamente eterogenea e proveniente da diverse parti delle città; inoltre non è da escludersi il timore di ritorsioni burocratiche o di perdere benefici economici tali da non raggiungere la totalità delle adesioni alla suddetta iniziativa. Durante la stesura di questo articolo mi è stato ricordato che nella storia dei movimenti studenteschi  italiani e internazionali, non si è mai registrato uno “sciopero della diserzione” organizzato in questo modo, ossia un blocco totale delle lezioni disertando le aule e abbinato allo studio autonomo a casa propria per costringere lo Stato a trattare. Inoltre, le proteste tradizionali, ante litteram, si sono quasi sempre basate sulla visibilità e sulla occupazione fisica degli spazi, basti ricordare gli eventi del 1968 o durante la Pantera nel 1989-1900, in seguito ai quali i bilanci di quelle stagioni di piazza hanno avuto come conseguenza danni materiali e non pochi disagi, sia per la collettività che per le stesse Istituzioni. In ogni caso, a mio modesto avviso, ipotizzare nel concreto questa iniziativa costituirebbe un vero e proprio “esperimento pilota”, e forse rappresenterebbe una significativa svolta storica nell’ambito dell’Istruzione e della comunicazione fra le parti, motivato dallo slogan: “Rivendicare il diritto allo studio nei suoi vari aspetti disertando le aule”, con l’obiettivo di più trasparenza e più dialogo per giungere a completare gli studi senza interruzioni ulteriori.


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