Più cauti al facile eroismo e agli encomi...

 

QUANDO GLI EVENTI DELLA VITA PORTANO AL FACILE EROISMO...

Servirebbe maggior attenzione nel valutare un gesto di

altruismo, proprio per evitare invidie e... false emulazioni

di Ernesto Bodini

Una volta si diceva, e forse ancora oggi, che la scuola è palestra di vita; un ambiente famiglia, almeno così dovrebbe essere, che impartisce nozioni varie e nel contempo educazione quale contributo di preparazione alla vita. Ma oggi, purtroppo, per certi aspetti pare non essere più così, sia per l’ingresso “incontrollato” o non  ben gestito di culture diverse, sia per il costante precariato degli insegnanti e per la scarsa collaborazione delle famiglie. Ma vi è da aggiungere anche il perpetuarsi di episodi di violenza all’interno delle scuole, tanto contro gli insegnanti quanto contro gli stessi compagni. E anche se le Istituzioni di riferimento hanno cercato di intervenire con qualche provvedimento, il fenomeno si va sempre più perpetuando dando origine a serie preoccupazioni all’intera società. Una recrudescenza aggravata da episodi di emulazione i cui protagonisti (solitamente under 14 anni) sono ben consapevoli di non essere imputabili, tanto sotto il profilo penale che civile. L’ultimo episodio é accaduto in una scuola media di Roma dove un 13enne ha aggredito la propria insegnate (ferendola), per il solo fatto, pare, che la docente gli abbia rifilato due giudizi negativi sul suo profitto. L’episodio si è concluso con l’intervento spontaneo, se non istintivo, di un un altro alunno che ha disarmato il compagno evitando conseguenze ben più gravi. Al di là del fatto che l’insegnante in questione abbia perdonato il suo allievo e intenda riprendere servizio, nei confronti del suo “salvatore” (un congolese di nome Karim) da parte di tutti sono state espresse manifestazioni di apprezzamento per il coraggio mostrato, tanto che il ministro dell’Istruzione ha annunciato di riconoscergli un encomio, e i mass media manco a dirlo lo hanno etichettao come “lo studente eroe”. Ecco che anche questo caso mi induce a richiamare l’attenzione sull’attributo di eroismo, tanto più se rivolto ad un minore, in quanto tale riconoscimento ufficiale lo collocherà nell’Olimpo degli imprevisti eroi. Personalmente non ritengo consigliabile simile riconoscimento soprattutto se in forma eclatante, sia pur simbolico, ma piuttosto indicherei il soggetto come esempio di azione di vita, magari affidandogli il ruolo (con un tutor) di educazione al corretto istinto e alla spontanea solidarietà che, detto per inciso, non deve avere necessariamente il censo istituzionale come preannunciato dalle Istituzioni. Il fatto, di essere portati alla ribalta tanto dai mass media quanto dalle stesse Istituzioni, io credo che paradossalmente possa avere un effetto contrario poiché, ricordiamolo, è insito nell’essere umano il processo di invidia. Una constatazione, questa, che personalmente ho sperimentato nel corso della mia esperienza nell’ambito del volontariato associativo, durante la quale chi emergeva per competenza ed intraprendenza suscitava invidia e non certo sentimenti di approvazione e di insegnamento. Ovviamente eccezioni a parte. Ma tornando all’ambiente scolastico, bisogna ammettere che vi sono stati casi di allievi (anche minorenni) che hanno mostrato solidarietà verso compagni disabili e, in questi casi, prevaleva il senso dell’apporto umano piuttosto che quello delle competenze per rispondere alle esigenze del compagno disabile. Come anticonformista mi rendo conto di esprimere pareri di una certa “severità”, una tendenza a non cadere nel facile buonismo perché a parte ogni nobile azione di tutela e/o soccorso, a mio avviso quello che manca oggi è il dialogo assai penalizzato dall’uso dei vari social e, di questo passo, non mi stupirei se le azioni umane nel prossimo immediato futuro saranno sostituite dai robot-umanoidi... con le conseguenze del caso.

Va anche detto che la carenza del vero dialogo umano non è solo presente nelle scuole, ma anche tra gli adulti specie quando, ad esempio, scend0no in piazza per questa o quella manifestazione, occasioni di confronti in cui si urla e si sparla disperdendosi nell’oceano della incomprensione. Detto questo, personalmente non ho ricette migliori se non le precisazioni di cui sopra; oltre al fatto che spesso i facili eroismi vengono confusi con i normali doveri morali e sociali di ogni cittadino. E a volte i protagonisti sono minori di età, ancorché di scarsa e diversa cultura rispetto alla nostra se provenienti da altri Paesi, e anche per questo io credo che il tema eroismo sia da ben soppesare ogni volta, anche se attribuito a protagonisti adulti. Contrariamente a quanto si legge, non abbiamo necessariamente bisogno di un popolo di eroi, ma di persone educate e civili, non solo perché lo sosteneva il poeta e saggista tedesco Bertolt Brecht (1898-1956 – nella foto), ma anche per la necessità di una più severa imposizione di cultura civica, nel rispetto delle regole per una migliore convivenza cominciando a stringerci la mano ad ogni incontro... che oggi non siamo più abituati a fare.


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