IL SISTEMA BUROCRATICO
IN TALIA UN “VEZZO” DURO A MORIRE
Finché la burocrazia non sarà seguita della parola fine, dovremo fare i conti con un processo di involuzione... sperando di non incorrere in quello di una recessione socio-culturale
di Ernesto Bodini
Mentre parte della popolazione mondiale è coinvolta (direttamente
o indirettamente) in una serie di conflitti bellici, ed alle prese con gli
effetti nefasti della Natura, una parte della stessa è orientata a godersi
la vita nella più totale spensieratezza. Si prendano ad esempio tutti coloro
che inseguono i loro divi dello sport e dello spettacolo, altri che fanno carte
false pur di raggiungere un posto al sole in quei della politica locale o
nazionale, etc. Sul versante opposto vi è una parte della popolazione (non
esigua) che versa in condizioni esistenziali e di salute assai precarie (poveri,
disabili, anziani), per non parlare del fatto che quasi tutti ogni giorno devono affrontare il nemico numero uno che comanda il Paese: la burocrazia! Sono
sempre stato convinto che in Italia questo malessere (non è un eufemismo)
continua ad esistere per volere della politica stessa, come dire che i
burocrati devono esistere per “non venir meno” a quei metodi e a quelle
performance che permette loro di esistere... sia pur a discapito dei cittadini.
Questi lor “Signori” nel loro modus operandi appaiono zelanti, ligi al proprio
dovere, sicuri di ben operare e poco importa se i loro concittadini-utenti-contribuenti
devono penare per ottenere il rispetto di un proprio diritto o altro. Anche chi
sta ai vertici sostiene che la burocrazia andrebbe almeno ridimensionata (mera
ipocrisia), ma non fa nulla in tal senso come se crogiolarsi nel loro essere rientrasse
nella normalità perché così è cresciuta l’Italia... e continua a crescere alla faccia della
Costituzione e della Democrazia. Ad eccezione dei primi due decenni del secondo
dopoguerra, le vicende umane e politiche si sono deteriorate nonostante alcuni
“lungimiranti e più responsabili” abbiano contribuito a migliorare la sorte
dei cittadini attraverso Leggi innovative ed iniziative varie. Ma ciò non è
bastato perché negli anni a seguire e sino ad oggi, moltissimi sono stati gli
episodi che in più occasioni hanno “destabilizzato” le condizioni del Paese, e
anche la burocrazia ha avuto il suo
peso. Anche se condurre una Nazione è un impegno a dir poco improbo, bisogna
considerare che i rimedi vanno individuati, discussi e approvati non creando
correnti politiche innovative, ma imporre la propria onestà intellettuale
(oltre alla razionalità, competenze e lungimiranza) rimuovendo, a mio avviso,
il primo ostacolo che è proprio la burocrazia. Ma finché i candidati al potere
si comporteranno sempre come acerrimi avversari volendo far prevalere il
proprio sapere e il proprio status, non si andrà da nessuna parte; anzi, il
rischio sarà quello di una possibile recessione. Le eterne conflittualità un
tempo avrebbero portato ad azioni “di forza” e oggi, stando ai fatti quotidiani,
tali azioni si vanno ripetendo sia pur sotto diverse forme e, purtroppo, non
meno lesive... A questo punto mi chiedo: perché, ad esempio, le Istituzioni
(mass media compresi) non si prodigano per erudire il cittadino nel trasmettere
tutte quelle nozioni utili a comprendere il fenomeno burocrazia? Negli anni che
furono la televisione generalista aveva dedicato innumerevoli puntate sulla
cultura e sulla educazione, onorando un dovere sociale e responsabile come la
storica trasmissione “Non è mai troppo tardi”,
condotta dal maestro e sociologo Alberto Manzi, andata in onda dal 1960 al 1969.
Un contributo assai lodevole in quanto un milione di italiani hanno imparato a
leggere e a scrivere... sia pur in forma elementare. Fu un successo che, per
certi versi, non sarebbe da confrontare con certi risultati odierni nonostante
l’evoluzione dei mezzi di comunicazione. Da ciò deduco che negli anni è venuto
meno il senso di responsabilità, mandando alla deriva i più deboli con tutte le
conseguenze che possiamo constatare quasi ogni giorno. Riprendendo il
comportamento dei burocrati nelle loro funzioni, mi permetto di informare il
lettore che alcuni di loro si trincerano dietro il paravento della cosiddetta burocrazia difensiva che irrigidisce e rallenta le attività della P.A.
La burocrazia difensiva, spiego, è quell’atteggiamento per cui il funzionario o il dirigente
pubblico rischia di interrompere o astenersi dalle azioni, dal firmare una
pratica o un documento importante, o dal prendere decisioni, perché
probabilmente il quadro normativo in questione è poco chiaro. Ancora oggi
permane una giungla di norme di svariato genere: leggi, decreti, linee guida,
circolari, protocolli, riferimenti vari, etc., incrementata da continui
cambiamenti che, non a caso, sono sempre più condizionati dalla politica stessa
(vedasi ad esempio la tanto discussa separazione delle carriere in Magistratura
e la responsabilità civile dei magistrati). In buona sostanza, la burocrazia
difensiva è quell’atteggiamento per cui il burocrate rischia di frapporre il
proprio ruolo all’azione, con la conseguenza, ad esempio, di rallentamenti nel
procedimento di una pratica o nell’autorizzare e provvedere nei tempi necessari
al rispetto del cittadino richiedente. E come ben sappiamo, i ritardi e le
“inadempienze” sono spesso ricorrenti, nonostante la velocizzazione favorita
dai mezzi informatici. Per quanto in parte giustificato, tale atteggiamento
finisce sempre con l’essere penalizzante per la collettività. Quindi onoriamo
pure gli ottant’anni della Repubblica e della Costituzione, ma non si trascurino
le conseguenze quotidiane proprio a causa della burocrazia!
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