LA COSTANTE E INSUFFICIENTE ATTENZIONE
PER I PROBLEMI DELLA COLLETTIVITÀ
A
fronte della molteplicità inesorabili sono le conseguenze
negative
cui si è costretti a subire quasi ogni giorno
di Ernesto Bodini
Non
intendo certo accanirmi nei confronti dei miei concittadini, ma sta di fatto
che gran parte degli stessi continuano a lamentarsi per le difficoltà
burocratiche che incontrano più o meno quotidianamente interpellando le varie
P.A. per uno o più problemi. Ad esempio, per quanto riguarda la sanità permane
il problema delle liste di attesa ed eventualmente altri ostacoli in merito al
settore, per il cui superamento si continua a lottare... purtroppo scrivendo ai
mass media (che il più delle volte non serve), oppure rinunciando a curarsi. Ma
i problemi che coinvolgono la collettività sono anche altri, come ad esempio la
scarsa tutela della incolumità individuale e collettiva, problema che è sì
all’attenzione delle Istituzioni ma non è sufficientemente trattato, sia ai
fini della prevenzione che della repressione... intanto si continua a morire
(sic!). A questo riguardo la lamentela più o meno generale riguarda il
sovraffollamento della carceri che sta aumentando sempre di più, senza contare
le persone denunciate che sono a piede libero o ai domiciliari perchè, se anche
costoro fossero incarcerate, probabilmente verrebbero collocate sui tetti o
negli scantinati delle carceri stesse. Gran parte di queste persone condannate,
una volta libere, non avendo di che vivere continueranno a delinquere: una
conseguenza ovviamente inevitabile. Ma andiamo oltre. Gli infortuni sul lavoro,
spesso con esito letale, pare siano anche in aumento e, a riguardo, si parla da
tempo di incrementare l’organico degli ispettori ma a quanto pare non se ne
vede nemmeno l’ombra... o comunque non a sufficienza. Altro problema, a mio
avviso, è che dalle libertà “post ‘68” vi è stato un certo abuso, peraltro aggravato
con l’immigrazione in merito alla quale, è sempre più incontenibile,
ingestibile e dai costi esosrbitanti che, manco a dirlo, ricadono sulla
collettività. Anche se nessuno (o quasi) ne parla, non si dovrebbe trascurare
tutti quelli che per egoismo si dielttano a praticare sport estremi, le cui
conseguenze in caso di infortunio comportano l’intervento dei vari tipi di
soccorso mettendo a repentaglio la vita stessa dei soccoritori con i costi che
ne derivano. Ma vi è da dedicare una riflessione anche sulle cosiddette fasce
deboli (disabili e anziani) che hanno particolari necessità di assistenza e spesso
anche di sopravvivenza; una realtà, questa, di cui si parla anche molto ma di
fatto si fa ben poco. A coronamento di tutto ciò si prenda in seria
considerazione (non è mai troppo tardi) le molteplici azioni dettate dalla
burocrazia, o meglio dai burocrati detentori di quel modus operandi che spesso
complica molte situazioni a discapito del cittadino-utente-contribuente e non
certo degli stessi burocratici... tranne rarissime eccezioni. Ma i problemi del
nostro esistere sono molteplici e analizzarli tutti sarebbe un’impresa
titanica, quindi impossibile farvi fronte ma quel che è peggio, a mio avviso, è
che anche di fronte ai problemi più facilmente affrontabili quasi tutti gli
italiani non riescono (o non vogliono concepire) che scendere in piazza o
coinvolgere i mass media serve a poco o a nulla; mentre è più razionale all’occorrenza
agire con atti olografi di denunce/diffide. Del resto non a caso le P.A. si
rivolgino al cittadino sempre per iscritto e mai verbalmente. E ora che come
mezzo di comunicazione celere è stata attivata la PEC (Posta Elettronica Certificata) tutto
sembra voler velocizzare e semplificare, in quanto è un tipo speciale di email
usato in Italia che vale come una raccomandata
con ricevuta di ritorno, dando la certezza legale di quando si è mandato un
messaggio e di quando è arrivato a destinazione. Ma non tutti sono dotati di
tale possibilità in quanto almeno un terzo della popolazione. E forse non a caso
gli Uffici Postali stanno cambiando fisionomia allargando la propria
operatività in servizi di carattere prevalentemente finanziario. Detto questo,
finché esiste la possibilità, personalmente mi avvalgo della “vecchia”
raccomandata A/R. Altro fenomeno in fatto di comunicazione, quando il cittadino
scrive ai vertici istituzionali (a parte quelli locali), solitamente non riceve
cenno di riscontro, e ciò è indice di
scarsa (o nulla) trasparenza, e chi scrive lo può dimostrare da diverso tempo e
per più occasioni. Questo non comunicare al cittadino è un “difetto” delle
Istituzioni che dura ormai da oltre tre-q1uattro decenni; mentre nel primo
trentennio del dopoguerra i vertici apicali erano molto più disponibili. Ma
come mai questa involuzione della comunicazione? Mi piacerebbe dare una risposta,
ma per ovvie ragioni (chi mi conosce sa che non è codardia), mi debbo astenere
dal dare una mia interpretazione. Ma a monte di tutto la fa da “padrone” la
nobilissima e tanto invidiata Costituzione, punto di riferimento citato in
ogni dove e praticamente tutti i giorni, ma con la costante della non
applicazione e rispetto di alcuni articoli della stessa... come più volte ho
divulgato con tanto di esempi. In buona sostanza, cosa dedurre sia pur da questa
sintesi? Verrebbe da fare alcune considerazioni richiamando quell’azione nota
come il “J’accuse”, ovvero quel diritto della pubblica denuncia contro una o
più ingiustizie, un sopruso o un potere... fuori controllo con l’accortezza,
però, di mantenere un comportamento socratico: rispettare le Leggi avendo
comunque il diritto, all’occorrenza, di contestarle e di confrontarne
l’interpretazione, unitamente a quei saggi principi che recitano: tutto ciò che
non è legiferato è opinabile; e promulgare una Legge e non farla rispettare,
equivale ad autorizzare ciò che si vuole proibire!
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