Quel vano desiderio di offrire cultura...

 

QUEL DESIDERIO DI OFFRIRE CULTURA... MA NON C’È SPAZIO PER TUTTI

La Regione Subalpina ricca di storia e di buone intenzioni, ma spesso

elude gli anticonformisti che forse avrebbero da dare molto di più. Sono

 terminati gli anni in cui chiunque poteva offrirsi e veniva accolto

 

di Ernesto Bodini


Viviamo in ‘un’epoca in cui la vita è sempre più frenetica, dove tutti (o quasi) cercano spazi per proporsi e/o imporsi per intraprendere qualunque iniziativa, sia ludica che culturale. Ma anche in Piemonte, per quello che vado constatando da tempo, le iniziative a carattere ludico e di estremo svago (sport ed esibizioni canore in particolare) con plateali presenze sono assai più ricorrenti, mentre quelle a carattere culturale seppur non esigue e di vario interesse tematico, sembrano avere i loro “preferiti” designati e/o proponenti  tanto da non esserci spazio per tutti. È la solita storia che riguarda i privilegiati, i personaggi più noti al pubblico, per non parlare di quelli che appartengono a certe caste  o sono “meglio” introdotti nelle varie aree politiche. E su questa ultima “aggregazione” vorrei fare qualche considerazione, perché pare che le amministrazioni non abbiano nemmeno il tempo di rispondere alle missive di quei semplici cittadini che, dotati di competenze e soprattutto buona volontà, si mettono a disposizione della collettività per offrire il proprio indiscutibile sapere, un modo per contribuire alla crescita socio-culturale dei propri concittadini... di cui ci sarebbe tanto bisogno. Questo tergiversare o ritardare (per non dire eludere) nel considerare quanto di buono c’é nell’animo di ognuno di noi, specie se non addentrati in quel circuito preferenziale, è come se fosse un invito a desistere perché evidentemente questi non danno lustro a chi pretende di averlo. È solo una questione di politica? Forse, ma io credo che l’opportunismo prevalga su tutto come pure la non modestia anche perché, per quanto riguarda una amministrazione pubblica, ad esempio, non mi pare che occorra molto tempo per leggere una missiva-proposta, fare mente locale e dare seguito ad un semplice riscontro. Ora mi chiedo: gli assessorati alla cultura come anche altri, hanno così tanto da fare da non smaltire una semplicissima corrispondenza, che peraltro non mi risulta essere così copiosa? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe essere sul posto tutti i giorni, ma ovviamente ciò non è possibile. Ma il paradosso è che in epoca in cui non esisteva la comunicazione telematica (anni ’70-’80), il pubblico che si rivolgeva a qualunque P.A. per fare una domanda veniva ascoltato e ricevuto a colloquio e, nel migliore dei casi, soddisfatte le sue richieste specie se non profit. Oggi, con l’avvento di velocissimi mezzi di comunicazione e della A.I., tutto è più difficile, più ostico, più incomprensibile; mentre è sempre più ricorrente avvalersi dei vari social, attraverso i quali molte persone diventano famose per via dei molti follower, e per questo maggiormente considerati anche se la stragrande maggioranza di essi non vale nemmeno le scarpe che porta. A mio avviso si va perdendo l’obiettività, la razionalità e l’onestà intellettuale... che per il vero sono le prerogative soprattutto dell’anticonformista, e poi ci si lamenta se abbiamo ancora diversi milioni di analfabeti di ritorno, e se parte delle nuove generazioni sono destinate alla perdizione tanto da creare immensi problemi all’intera società. Allora che fare? Personalmente non ho la bacchetta magica e tanto meno le opportune competenze, ma chi è preposto dovrebbe fare mente locale e rivedere se stesso, diversamente assisteremo ad una continua involuzione dei reali rapporti umani... intesi come tali, a discapito della vera e buona Cultura. Un’ultima osservazione: per fare cultura  e viverla socialmente in modo utile a tutti, non dovrebbe essere necessario percorrere le corsie della politica le cui porte non sono aperte a chiunque, mentre sarebbe sufficiente più buon senso e meno burocrazia!



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