LA MISOGINIA E IL PESSIMISMO DI SCHOPENHAUER
Sentimenti che lo hanno accompagnato per tutta la vita cercando
l’amore e amando senza creare una famiglia. Oggi le donne sono sempre più
impegnate per il rispetto dei propri sentimenti, dignità e femminilità, ma più
“sprovvedute” e ingenue quelle più giovani.
di Ernesto Bodini
In tempi come questi in cui misoginia e
femminicidio sembrano essere un abbinamento costante, io credo che sarebbe
utile far riemergere cosa si intendeva per misoginia circa due secoli fa. Un
‘epoca a noi lontana che a questo
proposito, in Europa, non ha mai conosciuto la parola femminicidio come lo
intendiamo noi oggi, non tanto dal punto di vista semantico quanto invece da
quello materiale... È indubbio che da sempre l’uomo mantiene una posizione di
“potere” verso la donna, sicuramente sotto diversi aspetti; ma tralasciando le
epoche più remote è interessante richiamare alla memoria quanto la misoginia ha
coinvolto, ad esempio, il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, di cui a mio
avviso si sta parlando poco anche se non mancano fonti di letteratura
biografiche. Questo filosofo, che è nato a Danzica nel 1788, mi ha sempre affascinato
per la sua filosofia sincera e senza fronzoli, e anche se poco romantico fu
l’unico filosofo che sembrò capire l’intensità di ciò che sentiamo quando si è
innamorati, anche se questo sentimento oggi ha assunto – in parte –
connotazioni più materialistiche e di opportunismo che sentimentali nel vero
senso del termine. Egli pensava che l’uomo avesse ragione a incentrare la
propria vita sull’amore, anteponendolo ad ogni altra azione o sentimento; ma
era altresì convinto che l’uomo sbagliava pensando che l’amore avesse a che
fare con la felicità. Lui, infatti, non si sposò mai, viveva da solo ed era
amaramente misogino... avversione ma non odio. Nel 1821, all’età di 33 anni,
incontrò una donna alla quale piaceva, una cantante di 19 anni di nome Caroline
Medon, ma non si sentì mai abbastanza tranquillo e non mise su famiglia con
lei. Si dice che abbia avuto un figlio, lei voleva sposarsi e lui no motivando
che sposarsi significa fare tutto il possibile per rendersi reciprocamente
oggetto di disgusto! Dopo circa un decennio la relazione si interruppe e
Schopenhauer continuò a cercare l’amore ma sembra con scarso successo. Nel 1831
conobbe la bella 17 enne Flora Weizz, della quale si innamorò, ma anche di
questa esperienza non ebbe miglior fortuna; mentre uno spiraglio di luce si
intravide con una attraente scultrice, Elisabeth Ney, venuta da Francoforte per
realizzare un busto del filosofo. Anche se simpatizzarono questo incontro non
decretò la sua fortuna in amore, e proprio per questo Schopenhauer ci esorta a non essere troppo
rigidi con noi stessi quando oppressi dalla ossessività e dalla disperazione,
specie quando va male, e a riguardo precisava: “Nulla è più importante dell’amore perché con esso è in gioco la
sopravvivenza stessa della nostra specie”. Per lui smancerie, effusioni e
incontri a lume di candela sono manifestazioni che rispondono unicamente a
soddisfare l’esigenza biologica, ovvero la continuità della specie: «Il momento stesso in cui due persone sono
attratte l’una dall’altra – sosteneva – coincide
con la nascita di un “nuovo individuo”». Queste ed altre considerazioni
inducono a chiederci: perché ci innamoriamo di una persona e non di un’altra?
Molte di esse ci lasciano indifferenti, mentre allo stesso tempo ci sentiamo
attratti da altre con le quali la convivenza risulterebbe impossibile, e riguardo
Schopenhauer sosteneva: «Quando ci
innamoriamo di qualcuno scegliamo inconsciamente un soggetto con il quale
possiamo generare figli sani ed equilibrati. L’amore non è altro se non la
nostra “volontà di vita” che scopre qualcuno che ritiene essere un perfetto
co-genitore». Ulteriori considerazioni, specie in merito alle regole
dell’attrazione, lo portarono ad sostenere che tendiamo ad innamorarci delle
persone che possono cancellare le nostre imperfezioni, e con le quali possiamo
generare figli fisicamente ben proporzionati e mentalmente stabili. Ma la sua
analisi trascura molto gli aspetti emotivi e sessuali. Anche se Schopenhauer
sembra volerci dire qualcosa di utile sull’amore nonostante la sua vita sia
stata “disturbata” e altalenante, tuttavia è possibile trovare in lui alcuni
elementi di consolazione, a cominciare dal fatto che quando ci innamoriamo non
abbiamo scelta: la biologia è più forte della ragione, e la conseguente infelicità
non è un caso. In effetti, da sempre siamo spinti a cercare un/a compagno/a, a
generare prole ed allevarla. E solo la potente forza dell’amore può indurci a
ciò. In buona sostanza la felicità non è sempre l’obiettivo principe, e con
queste sue convinzioni Schopenhauer non intendeva deprimerci ma liberarci da
aspettative capaci di ispirarci amarezza. Continuando a rispettare la filosofia
e in parte anche il pessimismo di questo filosofo, si può ancora dedurre che in
generale ognuno può essere in “perfetta armonia” soltanto con se stesso; non
con il suo amico, non con la sua amante, perché le differenze di personalità e
di temperamento comportano sempre una sia pur leggera dissonanza. Per questo la
vera profonda pace del cuore e la perfetta tranquillità dell’animo, supremo
bene terreno, unitamente alla salute, si trovano soltanto nella solitudine, e
come condizione psicologica durevole solo nella vita privata. Vorrei concludere
che se la filosofia, la misoginia e il pessimismo di Schopenhauer ai più appaiono
in contrasto con la realtà odierna, non bisogna biasimarlo non solo perché appartenente
un’epoca per noi lontana, ma anche perché la stessa in proporzione rispecchia
la nostra, che lo si voglia ammettere o meno!
Chi ama di più e come?
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