L'utilità di un "pool" innovativo...

 

ECCO PERCHÈ CI VORREBBE UN POOL

DI TEMPLARI IN VERSIONE MODERNA

Una sorta di “innovazione” no profit per affrontare gli ostacoli della imponente tecnologia telematica ma soprattutto della persistente burocrazia 

di Ernesto Bodini

Personalmente è da molto tempo che lamento la “inaccessibilità” in certe P.A. (e la non sempre totale trasparenza), le quali invitano il cittadino a scrivere una e-mail, se il caso una Pec, un fax o a telefonare, per avere determinate informazioni. Solo in casi particolari e inevitabili il cittadino può essere ricevuto da questo o quel funzionario e/o dirigente che, di fatto, non smette mai l’abito del burocrate, un vestito formale e inequivocabile che lo contraddistingue sempre di più di fronte al cosiddetto cittadino-utente-suddito. Ma quali le cause di questo “distacco”  tra il cittadino e la P.A. che si va sempre più perpetuando? Per quanto riguarda la realtà piemontese (che conosco bene) tale impostazione dura da parecchi anni, e con l’avvento della pandemia si è acuita maggiormente. Ma se questa “imposizione” crea qualche difficoltà al cittadino che non ha problemi di mobilità e ancor meno con l’uso della tecnologia telematica (computer, rete internet, stampante, fax, etc.), ben più grave ed ostica è la situazione per quei cittadini che hanno invece tali difficoltà, specie se soli e particolarmente anziani o con qualche invalidità psico-fisica. Dal punto di vista pratico per avere determinate informazioni da una P.A., il più delle volte bisogna collegarsi in rete e in taluni casi compilare i campi dei cosiddetti format i quali, detto per inciso, sono spesso poco comprensibili e di una certa lunghezza ai fini della compilazione, con l’aggravante che se non si è in grado di accedere decade la richiesta in questione. Per quanto riguarda invece la comunicazione telefonica l’utente si trova di fronte a diverse situazioni: la segreteria dell’Urp o dell’ufficio interessato, oppure digitare il pedissequo Numero Verde che, nella maggior parte dei casi, dal risponditore automatico una voce pre-registrata (solitamente femminile e non maschile...) dopo una sequela di avvisi, la stessa recita: “«Digiti uno se…, digiti due se…, digiti tre se…», e aggiunge: «la invitiamo a rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisita», e da quel momento avviene la ripetizione del pre-registrato o parte la musichetta e l’attesa può diventare insopportabile per il protrarsi talvolta decine di minuti, se non cade la linea…; questo iter rende impaziente l’utente che spesso chiude egli stesso la comunicazione. Ma tutto questo è dovuto solo con l’avvento della tecnologia telematica e informatica? A mio avviso, come da tempo vado affermando, questa evoluzione è da addebitarsi anche alla burocrazia, un sistema di impostazione dei rapporti con l’utenza invogliandola a desistere in talune situazioni e, tra l’altro, non per nulla vi è meno afflusso agli uffici postali in parte soppressi mettendo in difficoltà il cittadino, obbligandolo a lunghi percorsi alternativi o a servirsi delle moderne tecnologie di comunicazione e di servizi... soprattutto finanziari. Ora, è pur vero che con l’evoluzione tecnologica “imposta” dal progresso le Istituzioni (oltre all’utenza) si sono dovute adeguare, ma è altrettanto vero che chi di dovere non ha pensato a soluzioni alternative-facilitative per i casi su descritti. E per dirla sino in fondo, meno contatti diretti fra le parti: utenza e P.A., meno problemi per quest’ultima, la cui conseguenza è configurabile in una sorta di imposizione che tutti subiscono e che nessuno reclama con le modalità consentite; una sottomissione che rasenta il masochismo. Richiamando alla memoria tempi più umani e razionali nel rapportarsi con le Istituzioni, personalmente ero solito rivolgermi alle P.A. in presenza e talvolta con insistenza..., tant’é che un giornalista, nel citare questa mia dedizione con “caparbietà” a fin di bene per la collettività, intitolò il suo articolo: Undifensore civico” per chi soffre”, e  all’inizio dello stesso scrisse: «È ostinato, attento, preciso, fino alla pignoleria, animato da una volontà di ferro. Quando sa di aver ragione, non demorde finché non ottiene il rispetto dei diritti propri ed altrui; non si ferma davanti al muro di gomma piuma della burocrazia né cerca di aggirarlo per le italiche vie traverse; non scende a compromessi neppure quando gli fan capire, strizzando l’occhio che, suvvia, una mano lava l’altra e che tutto si può “arrangiare”...». A quei tempi, previo appuntamento, solitamente si poteva accedere negli uffici pubblici, e debbo dire con tutta onestà di essere venuto a capo di svariate situazioni personali e del mio prossimo che a me ricorreva. (In effetti non sono mai sceso a compromessi con alcuno, e proprio per questa ragione ho potuto garantire al prossimo i risultati ottenuti, agendo sempre di persona in forma solitaria e senza intermediari o in sub-ordine inviando raccomandate). Ma oggi, volendo insistere per ottenere ciò di cui si ha diritto, non sempre si ottiene proprio perché non si è ricevuti di persona da questo o quel burocrate, e non tutti hanno capacità e pazienza di insistere scrivendo, e telefonicamente a volte il dialogo si interrompe... Un modo di imporre che mette in ginocchio il cittadino-utente il quale, in taluni casi, può avere reazioni irrazionali. A questo punto mi chiedo: sarà possibile tornare alle origini riducendo alcune complicazioni procedurali? Stando alla realtà attuale non credo, anche perché non vi è volontà politica in tal senso, ma allo stesso tempo sarebbe (il condizionale è d’obbligo) possibile ipotizzare non una figura come quella da me rappresentata e descritta, ma un piccolo pool di una sorta di templari in versione moderna, dediti a soccorrere i più indifesi e indigenti vittime della burocrazia e della poca disponibilità delle P.A. Utopia? Forse, anche se il vero problema è poter individuare quei valorosi (ammesso che esistano), armati di onestà intellettuale, competenza e determinazione cavalcando il destriero della solidarietà e della filantropia. Ma l’utopia si estende a tal punto che per assurdo nessuno o quasi intende farsi aiutare con questa modalità... come se il rischio fosse di essere destinati al rogo. Un’ultima precisazione: quanto affermato in questo articolo è suffragato da ampia documentazione d’archivio.


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