CONOSCERE I VALORI E LA NOBILTÀ DELLA
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA... MA
Sarebbe doveroso analizzarne il
contenuto e dimostrare che non
è totalmente applicata. Diversamente
anche questa è burocrazia.
di Ernesto B0dini
Con il massimo rispetto per le
popolazioni di Paesi che da tempo sono in conflitto a causa di ragioni
politiche, religiose e dell’egocentrismo di taluni despoti, non posso però
sottacere quanto è difficile vivere in un Paese sia pur dalle nobili origini storiche
e culturali, quale il nostro, che ha messo nero su bianco una serie di sani
princìpi raccolti nella Carta Costituzionale costituita, appunto, da ben 139
articoli e XVIII Disposizioni transitorie finali. Il tutto all’insegna della
conquistata libertà dopo oltre un lungo periodo di Monarchia, e il successivo ultimo
ventennio di soprusi e vessazioni per effetto di un dispotismo che non trova
giustificazioni, se non quello dell’appagamento del proprio Ego di chi l’ha
orchestrato… Una indubbia ricchezza che si condensa in un unico ed altrettanto
nobile concetto: “Democrazia”, come si conviene ad un Paese civile,
moderno e con l’ambizione di progredire e adeguarsi ai tempi… peraltro sempre
più esigenti... una rincorsa alla modernità che a mio avviso fa perdere di
vista la messa in pratica di alcuni degli articoli della Costituzione stessa.
Quindi, come non rendere onore ogni anno a questo risultato che tutti dovremmo
meglio conoscere ed apprezzare? Ma purtroppo nel corso dei decenni, nonostante
la lungimiranza e la saggezza dei Padri della Costituente (dei quali si
dovrebbe onorarne la memoria), si vuole sì ricordare il valore della preziosa
Carta, ma non si analizza, come sarebbe doveroso, il fatto che alcuni articoli
della stessa sono purtroppo poco concreti nella nostra vita quotidiana. Lunedì l'1 giugno 2026 due quotidiani hanno dato in omaggio copia della Costituzione,
al cui interno (pagg. 5 e 6) è riportato un breve testo introduttivo del Presidente
della Repubblica, che con obiettività ed altrettanta serenità vado a
commentare.
Quando dice: «La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno», ma sta proprio qui il primo punto discutibile, ossia il fatto della sua non totale applicazione. Quando dice: «Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro», si dovrebbe obiettare che in questi ultimi anni in non pochi casi la scuola è stata sede di aggressioni agli insegnanti, e di bullismo tra compagni; quando dice: «Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro», si dovrebbe obiettare che da tempo molti posti di lavoro non sono garantiti, e spesso i contratti e le retribuzioni non sono al passo con il carovita; quando dice: «Significa amare i nostri tesori ambientali ed artistici», bisognerebbe obiettare che spesso le nostre ricchezze storico-artistiche ed ogni bene del patrimonio pubblico sono oggetto di incuria e vandalismo; quando dice: «Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace», bisognerebbe obiettare che ciò non si ottiene finché si contribuisce a rafforzare il patrimonio bellico di un Paese, sia pur esso vessato dal nemico; quando dice: «Significa garantire i diritti dei malati», bisognerebbe obiettare che da come vanno le cose il SSN non garantisce quanto dovrebbe, e in molti casi soprattutto non nel modo dovuto, basti considerare che in questi ultimi anni milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi; quando dice: «Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale», bisognerebbe obiettare che in parte ciò non si verifica a causa delle eccessive e continue evasioni, e dei molti residenti (soprattutto stranieri) che non producono e non concorrono minimamente, incrementando i costi per la loro totale assistenza; quando dice: «Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi»; bisognerebbe obiettare in quanto sono ancora migliaia i processi pendenti, ed altrettante migliaia sono i detenuti innocenti per causa di errori giudiziari, per non parlare poi della interminabile diatriba tra magistrati e politici, oltre all’immane sovraffollamento delle carceri; quando dice: «Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni», bisognerebbe obiettare perché quotidianamente avvengono delitti o aggressioni a loro carico, con ulteriori ricadute anche per la collettività; quando dice: «Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità», bisognerebbe obiettare poiché sul territorio sono ancora molte le barriere architettoniche pubbliche e private da abbattere, comprese quelle psicologiche; quando dice: «Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia», bisognerebbe obiettare perché finché permarrà l’abolizione della censura e non si porranno limiti a programmi (pubblicità compresa) che favoriscono l’emulazione, le nuove generazioni andranno incontro ad illusioni e delusioni con tutte le relative conseguenze; quando dice: «Significa libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva», bisognerebbe obiettare in quanto non si è liberi finché la nostra incolumità non è garantita. Ora, lungi da me ogni sorta di “avversione” (giacché è proverbiale il mio rispetto per le Leggi, sia pure con diritto di contestarne alcune), ma va da sé che non si possono negare i fatti quotidiani in merito ai quali solitamente la cronaca non mente, e il fatto che nessuno si esprima pubblicamente mettendo in discussione la scarsa (o nulla) applicazione di alcuni articoli della Costituzione, non significa che si debba omettere il diritto di osservazione e critica di chi ha il dovere e il “coraggio” di sentenziare quanto segue: «Anche nel XXI secolo la società nel suo insieme è così suddivisa: quelli che appartengono ad ogni genere di benessere e ricchezza materiale, quelli che già conoscono la miseria e sono predestinati alla perenne povertà, quelli che fanno parte del potere prettamente decisionale, quelli che sanno e possono tutto ma che non hanno alcun interesse a dire o fare nulla!». Il venir meno a queste considerazioni non può che essere un altrettanto esempio di “esplicita” burocrazia.
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