Effetti della Sindrome Post Polio

 

GLI EFFETTI DELLA SINDROME POST POLIO

Un ricordo lontano o ancora una realtà?

di Ernesto Bodini

Forse non esiste una statistica aggiornata sull’esistenza dei poliomielitici (specie in Italia), ossia persone che hanno contratto il virus prima dei vaccini Sabin/Salk, ma è ipotizzabile un’esistenza in vita di circa 40-60.000 persone (compreso chi scrive). Ma perché saperlo? Non solo per avere un’idea dei molti casi che si sono verificati soprattutto dai primi decenni del secolo scorso, ma anche per ricordare che una parte di essi hanno sofferto della cosiddetta Sindrome Post Polio (SPP), ossia un insieme di sintomi clinici del soggetto poliomielitico che, a distanza di anni dopo l’iniziale diagnosi, si manifestano in dolori articolari, nuova o aumentata debolezza muscolare (astenia), faticabilità, intolleranza al freddo, difficoltà di deglutizione e di respirazione, movimenti abnormi degli arti durante il sonno. Tralasciando le percentuali di incidenza è interessante sapere le caratteristiche di questa sindrome che si può manifestare in SPP paralitica e SPP non paralitica. «Ma porre enfasi su una storia di pregressi paralisi anteriore acuta (PAA) – spiegò la dott.ssa M. Teresa Desiato (già responsabile U.O. Neurofisiopatologia Osp. S. Eugenio di Roma, in occasione di un convegno sul tema tenutosi nel 2004 – può essere fuorviante nella SPP. Infatti, la paralisi o persino una lieve paresi non sono un “ovvio” marker di danno del poliovirus al sistema nervoso centrale (SNC): quindi SPP paralitica. Un danno significativo ma clinicamente inapparente al SNC può essere causato dal poliovirus più spesso nei lattanti e nei bambini, ed essere associato a tale sindrome più tardi nella vita. In tali casi si documentano lesioni neuronali nell’encefalo e nel midollo spinale. La SPP si sviluppa dal 14 al 42% dei soggetti: SPP non paralitica». È noto che i postumi della poliomielite consistono in paralisi complete o parziali difficoltà di movimento di muscoli degli arti inferiori o superiori o nel tronco. La sindrome post polio è dunque un insieme di problemi clinici, funzionali e psicologici che possono comparire a distanza di molti anni dalla malattia acuta nei soggetti con diagnosi di polio, in percentuali tra il 25 e il 50%.  «Le cause della SPP sono diverse – spiegò il dott. Alberto Lissoni, già consulente fisiatra all’ospedale Valduce di Como – ma si possono ricondurre essenzialmente all’eccessivo impegno di muscoli relativamente deboli, anomale sollecitazioni di strutture articolari generando fenomeni di usura a livello delle stesse e all’invecchiamento delle unità motorie che, conseguentemente, vanno incontro ad alterazioni degenerative; processi in cui sarebbero coinvolte le terminazioni nervose».

Per quanto riguarda la diagnosi di questa sindrome gli esperti hanno ricordato che la stessa si basa su alcuni elementi: pregressa poliomielite, anche se completamente regredita, cronicità e stabilizzazione durata almeno 15-20 anni nei soggetti colpiti nei primi anni di vita; debolezza, sintomo caratteristico della SPP che può interessare sia i muscoli colpiti che i muscoli considerati del tutto, o quasi, risparmiati dalla malattia; altri segni sono da rilevare affaticabilità, stanchezza, dolori muscolari o articolari sensibilmente aumentati rispetto agli anni precedenti; esclusione di altre cause mediche in grado di determinare disturbi analoghi come patologie tumorali, deperimenti di varia origine, anemia, disfunzioni ormonali, malattie neurologiche degenerative, ernie discali, osteoartrosi, etc. Oggi di questi “survivor”, testimoni di una patologia studiata per molti decenni e solo verso la metà degli anni ’50 sconfitta con la realizzazione dei vaccini Sabin/Salk, non se ne parla più sia perché fa parte della storia e sia perché gli interessati avanti con gli anni non fanno più notizia. Ma tra tutte le persone disabili affette da una una o più patologie croniche e invalidanti, i poliomielitici hanno fatto parte della grande famiglia di Don Carlo Gnocchi (1902-1956), avendoli accolti unitamente ai mutilatini negli istituti da lui fondati. Personalmente ho fatto parte di quella famiglia, e ricordare la poliomielite come un dei flagelli dell’umanità credo sia doveroso e di stimolo per i futuri medici e ricercatori, affinché possano dedicarsi allo studio per trattare altre patologie sia nella fase acuta che nelle conseguenze come la cronicità, proprio come la poliomielite e le successive recidive sintomatologiche, quali appunto la sindrome post polio. Riferendomi al titolo bisogna considerare che la poliomielite è ancora presente in alcuni Paesi emarginati e in conflitto, il cui trattamento per il recupero di chi ne viene colpito presenta ostacoli di non poco conto; di conseguenza anche in questi soggetti non è escluso che negli anni si manifesti la sindrome come su descritta.


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