LA
“POTENTE” ARMA DELLO SCRIVERE
PER
AFFRONTARE LE ISTITUZIONI
Ma per molti è più comodo non avvalersene e
grazie a questa...
arrendevolezza
generalizzata, gli sconfitti saranno sempre loro
specie
che ora è stato abolito il reato di abuso d’ufficio
di Ernesto Bodini
Scrivere, scrivere, scrivere! Ma a chi? E perché?
Moltissime le ragioni ed altrettanti i destinatari, ma oltre al lavoro di
scrittori, giornalisti ed altri operatori della comunicazione, vorrei
soffermarmi sui comuni cittadini ossia noi tutti che, per un motivo o per un
altro, tendenzialmente siamo portati a scrivere ma non alle Istituzioni se non
per esigenze di dovere e quindi burocratiche. A questo riguardo viene da
chiederci quali possono essere le motivazioni per scrivere ad una P.A., o
addirittura ai vertici: ministri, parlamentari o presidente della Repubblica.
Ricordo che sino a qualche decennio fa scrivere ad un amministratore pubblico
locale o ad un ministro era prassi normale anche se non frequente..., e
solitamente il mittente riceveva una risposta personalizzata. Ma oggi non è più
così, e di conseguenza è raro che il singolo cittadino scriva una raccomandata
a quei destinatari, che peraltro quasi mai si degnano di rispondere (o
minimizzando) ma nel contempo millantano trasparenza... soprattutto in vento di
elezioni, poi il cittadino-contribuente scompare davanti ai loro occhi e ai
loro interessi. E allora, perché all’occorrenza non scrivere loro in massa (ma rigorosamente
individualmente, cosa mai avvenuta in Italia) per lamentare un serio problema,
una grave carenza, una legge non applicata, una mancata prevenzione, una anomìa
legislativa e tanto altro ancora? Secondo la mia esperienza, ormai di decenni,
ho constatato che tranne rarissime eccezioni gli italiani sono soliti
lamentarsi in piazza (il più delle volte senza nulla ottenere), non
considerando invece che è più razionale fare domande o richieste olografe ben
precise e, quando è il caso, esposti/diffide, ovviamente motivate, a chi di
dovere e con richiesta di debito riscontro (Legge 241/1990, art. 3 in
particolare). Pochissimi avranno notato che da sempre una qualunque P.A.
solitamente si rivolge al cittadino sempre per iscritto, ma il cittadino non fa
altrettanto e di questo la stessa se ne avvale...
Poi ci sono i riprovevoli ed assurdi eccessi da parte
di “estremisti” che per contestare un male comune compiono azioni di rivolta, e
le conseguenze sono a discapito della collettività. Quindi, accertato un
diritto ingiustamente negato o con scarsa giustificazione, quando il caso lo
richiede andrebbe sempre contestato con esposti/diffide a mezzo raccomandata
che, come è noto, può rappresentare valore legale. Storicamente le
rivendicazioni popolari di una certa consistenza e ragionevolezza dal punto di vista del
comportamento civile, si sono fermate intorno agli anni ’70, che per il vero in
alcuni casi hanno contribuito a qualche soluzione, anche se in alcuni casi non sono
mancate pesanti conseguenze. Va da sé che di tutte le armi disponbili quella
dello scrivere non solo è la più democratica e legale ma è anche la più innocua
che, attuata ogni volta da tutti gli interessati, i destinatari dovrebbero
assumere personale dedicato per la valutazione dell’oggetto e per il relativo riscontro.
Ora sarebbe lecito chiedersi: perché il
cittadino italiano non considera questa “opportunità” a proprio beneficio? Si potrebbero
fare alcune ipotesi e tra queste, anche se sono trascorsi oltre due secoli, mi
rifaccio sempre alla lungimiranza del Manzoni: «Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e
furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo sdegnati sotto gli estremi».
Evidentemente, nonostante l’evoluzione culturale e giurisprudenziale le cellule
cerebrali di molti italiani sono rimaste statiche ed ereditate dalle successive
generazioni, una sorta di involuzione che nemmeno i drammi più seri hanno
contribuito ad invertire la stessa. Inoltre, va anche detto che i molti mezzi
di comunicazione non hanno contribuito ad educare il cittadino su come
interpretare in modo corretto il concetto del diritto (e dei doveri), e ciò che
disorienta è che nemmeno le persone più colte sono solite avvalersi dello
scritto (tranne obbligate eccezioni) per affrontare gli esponenti della
burocrazia mentre questi ultimi, come ripeto, affrontano il cittadino (a volte
anche ingiustamente) rivolgendosi a lui sempre per iscritto... e spesso con
tanto di notifica! Vorrei concludere rammentando che gli scaltri disprezzano le
lettere, i semplici le ammirano, i prudenti se ne servono.
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